Economia

Una domenica in Bridgestone, tra voglia di lottare e solidarietà

Il clima nello stabilimento modugnese ad una settimana dall'annuncio della chiusura raccontato con gli occhi di una dipendente della mensa aziendale

"Sono le otto e mezza di mattina e il sole già splende.
Come ogni week-end m’avvio verso la mensa della Bridgestone per il mio turno lavorativo.

Fino a qualche giorno fa la mensa Bridgestone era inespugnabile; molti di noi hanno chiesto il trasferimento lì, inclusa me, perché il numero elevato dei pasti rappresentavano un futuro assicurato, anche in tempi di crisi.

Solitamente la fabbrica è silenziosa; oggi ci sono gli operai fuori ai cancelli che non hanno un turno lavorativo. Penso che avevano il diritto di andare con le loro mogli vicino al mare o portare i loro figli al parco giochi ed invece sono lì a manifestare per non perdere il diritto al lavoro.

In mensa l’aria è davvero pesante; oggi nessuno ha voglia di prendere il caffè.
Continuiamo a lavorare in estremo silenzio. Io e Gino, il collega di un’altra mensa che come me è lì per il recupero delle ore per evitare la cassa integrazione in deroga, talvolta ci guardiamo e pensiamo la stessa cosa: che fortuna che nei nostri impianti c’è la cassa integrazione prevista fino a fine anno!

Si va avanti col lavoro….il tempo sta scorrendo in assoluto silenzio…..
Cerco di strappare un sorriso agli operai Bridgestone con qualcuna delle mie battute finché entra un operaio sulla cinquantina e grida “Se siamo tutti uniti ce la faremo…..tutti uniti….dobbiamo essere tutti uniti…..Vi sono anche i nostri figli qui dentro!” e poi scoppia in lacrime spiegandoci che ha anche un figlio di 20 anni che lavora lì. Abbasso lo sguardo, sentendomi in colpa perché sono lì a recupero e stasera sarò di nuovo lì e pure a straordinario… A quel punto è superfluo chiedere a quell’uomo se preferisce i tortiglioni alla bolognese o i fusilli alla principino; che differenza potrebbe fare, sicuramente non ha fame. Mi sta scappando una lacrima ma l’operaio mi chiede di dargli un po’ di pasta qualsiasi e aggiunge “Mangiamo! Perché se noi non mangiamo anche voi perdete il lavoro in mensa!”. Trattengo ancora per un po’ la lacrima…. Sempre quella di prima… E guardo quell’uomo che sta perdendo il lavoro ma non la sua dignità e che è capace anche di un gesto di solidarietà nei confronti di noi lavoratori della mensa.
Il mio collega cuoco è silenzioso a fine turno…..Mi dice “Terè….ce la faremo” e gli rispondo “Dobbiamo farcela!”; lui mi sorride perché sa che non lavoro lì in sede fissa ma sono solo una cosiddetta weekendista.

Ho finito il mio turno… Sono stata tutto il tempo in silenzio; decisamente strano per chiunque mi conosca. Mi sono limitata a spiegare il menù per facilitare la scelta.
Fuori ci sono degli operai che portano un panino ed una birra a coloro che sono fuori la fabbrica da stamattina presto o da stanotte a presidiare. Accolgono i colleghi che stanno arrivando per iniziare il turno dando loro informazioni e un po’ di coraggio, ma i loro volti parlano chiaro.

Oltrepasso i cancelli Bridgestone e vedo una divisa di lavoro su uno striscione con scritto LA BRIDGESTONE NON SI TOCCA!

Penso “speriamo invece che qualcuno la tocchi e la salvi"!                                                                     

Susy Cavone

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