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Università di Bari, i ricercatori in mobilitazione

I ricercatori baresi aderiscono alla mobilitazione nazionale contro i tagli all'università e alla ricerca previsti dal governo

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Chi sta pagando la crisi? Il risanamento dei bilanci pubblici dissanguati a beneficio dei privati in bancarotta sta strangolando il lavoro dipendente e precario. A pagare il conto sono i giovani, i lavoratori precari e le fasce deboli  assieme ai dipendenti pubblici. Pesantissime le conseguenze sul settore della formazione -scuola, università- da tutti definito “strategico”, salvo poi devastarlo con i tagli più brutali. Se i processi sono largamente sovranazionali, l'ltalia, grazie alle innovazioni della cosiddetta seconda Repubblica, si è applicata con zelo all'eclisse dello stato sociale: perdita di oltre 140 mila posti nella scuola pubblica, riduzione del 10% dei docenti di ruolo nell'Università, sostituiti da contrattisti esterni o da precari della ricerca, in un crescente prevalere di logiche contrattualistiche e mercantili. Le risorse destinate alla ricerca sono in costante riduzione da almeno un decennio, al punto da rendere ormai l’Italia il fanalino di coda tra i paesi OCSE, mentre nel resto d’Europa si investe massicciamente nell’alta formazione e nella ricerca di base. L'aumento delle tasse universitarie è tendenza generale per compensare la drastica riduzione dei trasferimenti statali, a danno della mobilità sociale. Cosa ancora più grave, il processo di produzione/trasmissione del sapere appare sempre più calibrato su supposte esigenze del mercato del lavoro; che, se determinano la crescita di  una forza-lavoro addestrata alla flessibilità di  impieghi sottopagati e dequalificati, impoveriscono gli statuti della conoscenza: valgono solo le competenze immediatamente utili, l'ipotesi di offerta formativa rischia di essere tutta esaurita nel presente, nell'esperienza. Il sapere critico prodotto dalla ricerca universitaria, e di cui la scuola è stata per decenni custode, è diventato ingombrante.
Il Coordinamento dei Ricercatori e delle Ricercatrici di Bari (RiUniba) non può rassegnarsi alla stabilizzazione del declino: condivide, pertanto, le ragioni di fondo della mobilitazione in atto in questi giorni nel mondo della scuola, ed esprime solidarietà ai precari della scuola e della ricerca
 

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