Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

"Scambi di droga durante le udienze", pentito accusa il clan Strisciuglio

Le accuse di un collaboratore di giustizia imputato in un processo contro il clan Strisciuglio: i detenuti approfitterebbero delle udienze per scambiarsi la droga. Disposte le perquisizioni, che hanno dato esito negativo

Scambi di droga tra detenuti durante le udienze per il processo al clan barese Strisciuglio: è l'accusa lanciata da un collaboratore di giustizia, ex affiliato al clan e anch'egli imputati nel processo, secondo il quale i detenuti approfitterebbero degli 'incontri' nelle celle di stazionamento per scambiarsi dosi di hashish e addirittura confezionare spinelli.  Si tratta del 33enne Giovanni Amoruso, accusato di essere l'esecutore materiale dell'omicidio del pregiudicato Antonio Chiarolla, compiuto nel quartiere Libertà del capoluogo pugliese il 10 ottobre 2006.

In seguito alle rivelazioni del pentito, che avrebbe anche fornito precisi riferimenti a circostanze e persone, il pm ha notificato ai circa 20 imputati detenuti, presenti all'udienza di ieri nel corso della quale è stata resa nota la denuncia del collaboratore di giustizia, decreti di perquisizione personale. I controlli nelle celle hanno tuttavia avuto esito negativo. Solo uno degli imputati indicati dal pentito, detenuto nel carcere di Ariano Irpino, è stato trovato in possesso in carcere alcuni frammenti di hascisc ed è stato nuovamente iscritto nel registro degli indagati con una nuova accusa di detenzione di droga.

LA REPLICA DELL'OSAPP: "DICHIARAZIONI FALSE" - In una nota diffusa in mattinata Domenico Mastrulli, vicesegretario generale nazionale dell'Osapp, ha definito "prive di fondamento" e "discutibili" le dichiarazioni rese dal "pentito della mala barese alla magistratura" circa lo smercio ed "il facile uso di stupefacenti nelle Camere di Sicurezza ed aule del Tribunale di Bari". Per l'Osapp, le dichiarazioni del pentito "non sono altro che esternazioni estive prive di qualsiasi fondamento tendenti alla calunnia oltre che finalizzate - secondo Mastrulli - nel discreditare ruolo ed immagine degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria che compie, particolarmente nelle aule del palazzo di giustizia oltre che negli istituti di pena, controlli sistematici, ripetitivi, alternati, minuziosi ed attenti".

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