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Decaro sul nuovo Dpcm: "Rispettare le restrizioni per evitare altri lockdown, ora dobbiamo darci tutti una mano"

Il primo cittadino in una diretta Fb ha spiegato le nuove restrizioni in vigore da oggi, invitando i baresi a fare la propria parte: "Queste sono le regole da rispettare, noi sindaci ci siamo sempre adeguati senza polemiche"

"Queste sono le regole che dobbiamo rispettare, è inutile che ci mettiamo oggi a discutere sul fatto che magari era più giusto fare una cosa rispetto a un'altra. Queste sono le indicazioni che sono arrivate. Noi sindaci ci siamo adeguati senza polemiche alle indicazioni che arrivavano dall'autorità nazionale, dal Cts in particolare, e dal governo. Abbiamo cercato, valutando l'impatto sulla nostra comunità e sul nostro territorio, di dare consigli su come ottimizzare, come abbiamo fatto ieri rispetto ad alcune questioni ad esempio per gli stadi o la chiusura dei locali". A parlare è il sindaco di Bari e presidente nazionale dell'Anci, Antonio Decaro, che ieri sera in una diretta Fb dal suo ufficio in, ha voluto spiegare i contenuti del nuovo dpcm in vigore da questa mattina. 

"Restrizioni per tenere sotto controllo contagi"

"Dobbiamo rispettare queste restrizioni - ha sottolineato - per evitare che ci possano essere nuovi lockdown e che le aziende che, con tanta fatica e tanta determinazione, gli imprenditori, i commercianti e gli artigiani della nostra città hanno riaperto, possano essere chiuse nuovamente. Quindi adesso dobbiamo darci tutti una mano, cercare di rispettare tutte le restrizioni perché in questa maniera eviteremo che la curva possa alzarsi. Non si sta alzando per fortuna a Bari - ha detto - possiamo tenere sotto controllo il numero dei contagi, evitare di tornare in emergenza sanitaria e poter continuare, con un po' di restrizioni, a fare la nostra vita, e a tenere aperte le nostre attività economiche". 

A Bari 500 positivi al Covid

Decaro ha spiegato che "i contagiati a Bari città, in questo momento, a casa, senza considerare le persone che sono in ospedale e quelle in terapia intensiva, per fortuna molto poche, sono 500. Un numero importante ma non sono tantissime. Per fortuna la stragrande maggioranza è asintomatica". Tutto "dipende - ha concluso - dal nostro senso di responsabilità, non verranno 1 milione di agenti delle forze dell'ordine a controllarci e non verrò io a dire 'ce sta fasc do?' (che stai facendo qua? ndr). Dobbiamo dire a noi stessi di rispettare le restrizioni, solo così riusciremo a superare questo periodo".
 

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