Cronaca

Riciclaggio, la Procura chiude le indagini su presunti affiliati al clan Capriati

Per la Procura di Bari, gli indagati si sarebbero intestati beni riconducibili a persone vicine al boss, favorendo il riciclaggio dei proventi delle attività illecite

La Procura di Bari ha chiuso le indagini sui presunti riciclatori del clan Capriati, arrestati nel maggio scorso nell'operazione "Adria" della Dia di Bari.

Agli indagati il pm Carmelo Rizzo contesta i reati di riciclaggio, impiego di capitali illeciti in attività economiche e intestazione fittizia di beni, con l'aggravante dell'articolo 7, aver cioè favorito un'associazione mafiosa. Secondo le indagini riciclavano denaro sporco dell'organizzazione criminale della città vecchia in attività commerciali, immobili e anche in un noto ristorante del centro storico. Presunto capo sarebbe Francesco Quarto, ancora detenuto nel carcere di Lecce. L'uomo sarebbe l'ex autista del boss barese Antonio Capriati e, secondo gli inquirenti, cassiere del clan.

Per la Procura di Bari, gli indagati si sarebbero intestati beni riconducibili a persone vicine al boss, favorendo il riciclaggio dei proventi delle attività illecite. Al momento degli arresti furono eseguiti sequestri per oltre due milioni di euro, tra cui attività imprenditoriali (il ristorante "Signor Pomodoro" in piazza Ferrarese, autorimesse e autolavaggi e una concessionaria), immobili e numerose auto e motocicli, conti correnti bancari e rapporti finanziari presso numerosi istituti di credito. Tra gli indagati anche quattro donne, ritenute il collegamento tra l'organizzazione e gli imprenditori.
(ANSA)

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