Crac Popolare di Bari, il racconto dell'azionista: "30mila euro investiti e ora inesigibili. Fui costretta a chiedere un prestito"

Silvia Lopane, pensionata 67enne barese, ha una lunga storia di investimenti con la banca. "Ancora oggi pago l'assicurazione sulle azioni, anche se sono carta straccia" racconta

I risparmi investiti in azioni 'spariti' in pochi anni, senza contare la beffa arrivata dopo: "Mi stanno ancora scalando dal conto i soldi per l'assicurazione sui titoli, che oggi non valgono niente". Lo racconta in un misto di rabbia e ironia, la 67enne barese Silvia Lopane, anche lei rimasta scottata dal crac della Banca Popolare di Bari, attualmente commissariata dal Governo. "Avevo fiducia in loro e mi hanno tradito. E pensare che mio padre era stato persino socio dell'istituto bancario: ho ancora a casa una targa che ha ricevuto" racconta poco prima di raggiungere una delle filiali della Bpb a Bari, per fare chiarezza su come eliminare la nuova spesa risultante sul conto corrente.

Da obbligazioni in azioni

Il rapporto della famiglia Lopane con la Popolare, quindi, era iniziato già diversi anni fa, visto che il padre di Silvia aveva comprato delle obbligazioni, per una cifra che al 2010 si aggirava sui 150mila euro, poi diventati 82.520 dopo un primo riscatto.  "Mio padre era titolare di un conto corrente alla filiale di Japigia - racconta -  quindi c'era un rapporto fiduciario anche con i responsabili finanziari della banca e ci fidammo quando con contratto unilaterale ci fecero trasformare nel 2015 le obbligazioni in azioni, che assicuravano essere a basso rischio e di un valore superiore a quello di acquisto (8.50 euro ad azione, ndr)". Inoltre c'era un particolare che faceva tendere ad accettare la trasformazione, come ricorda Lopapa: riscattare le obbligazioni era possibile solo su alti margini di denaro ("Di 50mila euro in 50mila - ricorda - tanto che ho impiegato un paio d'anni solo per riavere 1000 euro"), mentre le azioni si potevano vendere in qualsiasi momento. "Con un'attesa massima di tre mesi" è quanto si sentì assicurare la Lopane.

"Avevo 80mila euro investiti, ma non potevo ritirarli"

Guardando alla cronaca attuale, tira - in parte - un sospiro di sollievo Silvia, visto che prima del tracollo delle azioni era riuscita a recuperare riprendere altri 50mila euro: "Quando mi presentai in filiale a settembre del 2015 cercarono all'inizio di farmi desistere dalla vendita - ricorda - ma avevo firmato un preliminare per l'acquisto di un appartamento per mio figlio e avevo necessità di quei soldi. Dopo un po' di rimostranze accettarono".

L'investimento rimasto era di 32.170 euro, ma quando due anni dopo ha necessità di rivendere nuovamente le azioni per finanziare i lavori di ristrutturazione di una casa, c'è l'amara sorpresa: le azioni valevano ora 7.50 euro l'una, con una perdita di circa 10mila euro. Denaro che non era più esigibile, perché le azioni - passate nel frattempo da un grado di rischio 'medio' a uno 'alto' - non si riuscivano più vendere. "Avevo bisogno di 50mila euro - aggiunge la Lopane, ex funzionaria della Regione, oggi in pensione - ma riuscì a richiedere un prestito di 40mila euro; per una cifra superiore avrei dovuto fare un mutuo ipotecario". E si ritrova ora impotente mentre quella che si è rivelata una cattiva gestione dell'imponente istituto bancario del Mezzogiorno ha mandato in fumo le decine di migliaia di euro investiti contando sulla solidità del nome e sui consigli dei promotori finanziari.

Azionisti riuniti in un gruppo indipendente

E mentre il caos di Banca Popolare di Bari sembra ben lontano dall'essere risolto, con la magistratura cerca di fare chiarezza sulle centinaia di storie come quella di Silvia, proseguono le azioni di protesta di correntisti e azionisti. La Lopane è tra gli oltre 250 azionisti di Bpb che hanno costituito un gruppo indipendente, intitolato 'Piccoli azionisti e risparmiatori truffati da Banca Popolare di Bari', che la prossima settimana registrerà il proprio statuto.

L'obiettivo è formare una piccola marea che ora possa impedire il proseguio di una gestione che si è rivelata fallimentare. "Stiamo pensando di non approvare il bilancio della Banca alla prossima riunione degli azionisti" rivela la Lopane.

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