Cronaca

Teatro Pubblico Pugliese: il presidente Grassi risponde alle polemiche

Il presidente del TPP risponde alle richieste di spiegazioni avanzate due giorni fa da un gruppo di attori pugliesi a proposito delle audizioni mai effettuate per un workshop con il regista Nekrosius: troppe domande pervenute, la selezione è stata fatta per cv

A videolettera di protesta una videolettera di spiegazioni. Il presidente del Teatro Pubblico Pugliese, Carmelo Grassi, chiamato in causa nei giorni scorsi dalla protesta di un gruppo di attori pugliesi a proposito di un workshop organizzato dal TPP, sceglie anch'egli lo strumento del video per rispondere alle polemiche.

Oggetto della discussione un avviso pubblico indetto qualche mese fa dal Teatro Pubblico Pugliese per la partecipazione ad un workshop gratuito con il regista lituano Nekrosius. Dopo una prima selezione dei cv, si leggeva nel bando, ad aprile si sarebbero tenute le audizioni con il maestro, per la scelta definitiva dei trenta partecipanti. Da allora però, secondo i promotori della videolettera di protesta, di quelle audizioni non si sarebbe più avuta nessuna notizia, salvo poi vedere pubblicata sul sito del TPP la graduatoria dei partecipanti al workshop. Che cosa è successo dunque? si chiedono i giovani attori.  Come sono state formulate quelle graduatorie se di fatto le audizioni non ci sono state? E soprattutto, come mai tra i selezionati compaiono molti nomi di direttori artistici e persone vicine al TPP?

"Abbiamo avuto moltissime richieste - spiega Grassi nella sua videolettera - 280, tante davvero. Il maestro Nekrosius aveva dato la sua disponibilità per effettuare delle audizioni ma visto il numero così alto di richieste ha declinato la sua disponibilità. E quindi ci siamo ritrovati a non poter più effettuare le selezioni e a dover offrire al maestro la possibilità di scegliere solo ed esclusivamente attraverso i curriculum che erano arrivati". Secondo Grassi, dunque, una scelta dettata dalla necessità e del tutto impossibile da prevedere. Resta però da capire se quella scelta, che di fatto non coincide con quanto stabilito dall'avviso pubblico, possa essere comunque considerata legittima.

Immediata intanto la risposta del presidente Vendola - destinatario diretto della videolettera di protesta - arrivata già nella serata di venerdì: "Ho chiesto ai miei uffici di inviare alla Procura della Repubblica copia del documento video - ha dichiarato Vendola in una nota - Se ci sono illeciti bisogna colpirli. Se ci sono invece diffamazioni chi ne è responsabile dovrà risponderne”.

 

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