Scommesse online spartite tra i clan, 22 ordinanze d'arresto: si cerca ancora Tommy Parisi

La Guardia di Finanza e la Dda di Bari proseguono le ricerche per catturare il cantante neomelodico figlio del boss di Japigia Savinuccio, destinatario di un provvedimento di custodia cautelare assieme ad altre 21 persone

La Guardia di Finanza e la Dda di Bari proseguono le ricerche per catturare Tommy Parisi, il cantante neomelodico figlio del boss di Japigia Savinuccio, destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare assieme ad altre 21 ( I NOMI ) nell'ambito di un'inchiesta su un giro di scommesse online illegali gestite dalla mafia, con un movimento di danaro per oltre un miliardo effettuato dai clan baresi Parisi e Capriati.

Il mercato delle scommesse online spartito dalle mafie: l'operazione

Tra gli arrestati anche il pluripregiudicato Vito Martiradonna, 70 anni, soprannominato 'Vitin l'Enèl', considerato cassiere dei Capriati, ritenuto al vertice dell'organizzazione che avrebbe organizzato la gestione delle scommesse on-line con base a Malta ed in altri Paesi dalla fiscalità vantaggiosa. Sequestrati beni per un valore di 200 milioni di euro, tra cui 8 sale gioco. I reati contestati, a vario titolo, vanno dall'associazione mafiosa al trasferimento fraudolento di valori, dal riciclaggio all'autoriclaggio, dall'illecita raccolta di scommesse on line alla fraudolenta sottrazione ai prelievi fiscali dei relativi guadagni. Nell'inchiesta sono indagate 44 persone.

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Gli inquirenti: "Martiradonna vedeva un agente dei servizi segreti"

Secondo gli investigatori Vito Martiradonna avrebbe intrattenuto rapporti "con la polizia giudiziaria e i Servizi segreti per ottenere informazioni sulle indagini".  "Di sicuro - si legge negli atti giudiziari, secondo quanto riporta l'Ansa - conosce personale in forza alla Squadra Mobile di Bari" e "di sicuro ha incontrato un funzionario dei servizi segreti con il quale ha affrontato il problema delle indagini". "Non è sicuro se poi ci sia stato un seguito - aggiunge il gip -, un effettivo interessamento alle indagini da parte dell'agente dei servizi, di certo gli incontri con ufficiali della Polizia giudiziaria della Gdf deporrebbero in tal senso". Tuttavia - prsegue il gip - "l'incontro di un agente dei servizi segreti con un condannato per mafia è di per sé un fatto allarmante, ancora di più se questo ha avuto ad oggetto le indagini sul suo conto".

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