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Bridgestone, al Ministero si cerca l'intesa: nuovo vertice il 24 settembre

Dall'azienda ok a maggiori incentivi per la mobilità volontaria, ma si tratta ancora sui tagli a maggiorazioni notturne e pagamento della malattia. Intanto il 'Comitato del no', composto dagli operai che non hanno aderito alla proposta aziendale sulla riduzione di elementi aggiuntivi dello stipendio, chiede di rivedere l'accordo sottoscritto nel 2013

L'intesa definitiva potrebbe arrivare nel prossimo incontro, fissato per il 24 settembre. Ieri al tavolo del Mise sindacati e rappresentanti aziendali della Bridgestone sono tornati a confrontarsi sul piano dei tagli previsti dalla multinazionale giapponese nello stabilimento di Modugno. 

I PUNTI DELLA TRATTATIVA - Nel corso del vertice di ieri, dall'azienda è arrivato l'ok alla richiesta dei sindacati di aumentare gli incentivi per la mobilità volontaria (mettendo sul piatto altri 20mila euro per chi deciderà di lasciare spontaneamente il posto di lavoro). Ma su altri punti la trattativa è ancora aperta. La multinazionale giapponese, ad esempio, vorrebbe ridurre dal 28 al 10% la maggiorazione per i notturni. Proposta respinta dai sindacati, che chiedono invece di limitare la riduzione al 20%. Posizioni distanti anche sulla malattia: Bridgestone propone di portare al 50% il pagamento dei primi tre giorni di malattia, mentre i rappresentanti dei lavoratori chiedono che questo punto non venga toccato, lasciando invariata la retribuzione. Richieste, quelle dei sindacati, sulle quali l'azienda si è riservata di decidere, rinviando la sua risposta all'incontro del 24.

"Nell'incontro di oggi abbiamo avanzato delle precise richieste, che sono quelle dell'aumento del notturno, della malattia, dell'aumento degli incentivi - spiegano i rappresentanti della Rsu Uiltec - Per noi sono condizioni fondamentali per arrivare alla firma dell'accordo. In ogni caso, la nostra linea sarà quella di sottoporre la bozza di accordo ai lavoratori, attraverso un referendum".

Resta poi aperta la questione esuberi: 187 quelli previsti in base all'accordo del settembre 2013, il cui numero potrebbe però variare in base a quanti decideranno invece di lasciare spontaneamente il lavoro, alla luce degli incentivi messi a disposizione dall'azienda. 

I TAGLI SUGLI STIPENDI E LA PROTESTA DEL 'COMITATO DEL NO' - Ma ai tagli oggetto della trattativa aziendale, si aggiungono quelli sugli elementi aggiuntivi dello stipendio, sui quali ciascun lavoratore (nonostante un referendum che aveva già bocciato la proposta) è stato chiamato a dare la propria adesione. Circa un centinaio di lavoratori non ha però sottoscritto la proposta aziendale sui tagli, dando vita ad un 'Comitato del  no'. Ad esporre le ragioni del Comitato, in una conferenza stampa convocata davanti ai cancelli dello stabilimento, sono stati ieri mattina un rappresentante dei lavoratori, Marco Manodoro, e l'esponente di Alternativa Comunista Michele Rizzi. Il 'fronte del no' chiede all'azienda di rivedere l'accordo siglato nel 2013, ritenuto oggi "insostenibile e inapplicabile", contestando la sottoscrizione di ulteriori tagli, avvenuta a loro dire "sotto ricatto". I lavoratori chiedono inoltre che venga rispettato il referendum di luglio, e annunciano una nuova mobilitazione, con una manifestazione il 12 settembre alla Fiera del Levante, in occasione dell'arrivo del premier Renzi a Bari.


 

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