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Sicurezza sul lavoro, la Cgil Bari scrive al prefetto

Dopo la tragedia di Barletta il sidcato rilancia l'allarme sulla piaga del lavoro nero e delle condizioni di rischio sui luoghi di lavoro

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

La CGIL scrive al Prefetto di Bari

(Giuseppe Gesmundo – Segretario Generale della CGIL di Bari)

Dopo lo sbigottimento e il silenzio attonito con cui abbiamo accolto la tragedia di Barletta, ci sembra opportuno commentare l’accaduto. Ci attiveremo perché le parole non rimangano ancora una volta vuoto esercizio retorico e le celebrazioni, pur partecipate, non si traducano in semplice spettacolarizzazione del dolore. È necessaria una declinazione diversa del modo di affrontare il problema allarmante dello sfruttamento dei lavoratori ma anche quello della sua sicurezza sui luoghi di lavoro. Parole e azioni che devono squarciare il velo dell’apatia e alzare il livello di attenzione intorno a questo problema. Problema ancora più grave poiché il dramma ha colpito i  più deboli e i più fragili in questi tempi bui per i diritti del lavoro: donne e bambini, per di più in un contesto come il Sud, che storicamente riviene da un portato di sofferenza e di povertà, oltre che di lavoro nero.

Questa barbarie ha assunto i volti dei tecnici del Comune, dei responsabili del cantiere attiguo, ecc. ma responsabili di queste tragedie continuano ad essere anche la tolleranza rassegnata da parte di tutti riguardo il lavoro nero insieme alla distrazione e alla superficialità con cui si considera la sicurezza sul lavoro.

Di fronte a una crisi che usata come alibi per imporre modalità di lavoro perverse che vanno dal marchionnismo fino all’assurdità di lavorare per 3,5 euro l’ora, senza pause e senza telefoni, dove il tempo significa qualche euro in più.  Non possiamo consentire che le persone vengano trattate ancora in modo così primordiale e feroce.

Continueremo a combattere lo sfruttamento, l’illegalità e ad esigere una maggiore sicurezza sul lavoro. Pertanto, sono necessari controlli e sanzioni ma soprattutto occorre incentivare misure di emersione dal lavoro nero e di prevenzione riguardo la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Dobbiamo evitare che si ripetano questi drammi creando condizioni positive per il mondo del lavoro, a cominciare dall’applicazione di un contratto che restituisca dignità e condizioni di lavoro rispettose della salute delle persone.

Azioni che devono innescare un circolo virtuoso che coinvolga la ASL, l’Ispettorato del lavoro e le autorità competenti a vigilare e intervenire immediatamente sulle situazioni a rischio.

La Prefettura potrebbe assumere una regia autorevole, un tavolo permanente che monitori la situazione generale. Tenendo però in considerazione che le ASL sono in carenza di organici e che gli ispettorati hanno difficoltà ad assicurare le ispezioni.

Perché la crisi può comportare anche il blocco del contratto, ma non può mai giustificare il sacrificio della vita.

 

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