Serie C, i medici sociali si oppongono alla ripresa del campionato: "Troppo rischioso"

I medici sociali delle squadre di Lega Pro ritengono il protocollo sanitario elaborato dalla Figc "di difficile applicazione per le squadre di Serie C", invocando lo stop definitivo al campionato

Il numero uno della Lega Pro, Francesco Ghirelli (© ANSA)

Sono sempre più concrete le possibilità che il calcio italiano non termini la stagione 2019/2020, interrotta a causa del coronavirus con ancora diverse giornate da giocare.

La conferenza del premier Conte del 26 aprile che fissa al 18 maggio la possibilità di ripresa degli allenamenti per gli sport di squadra aveva riacceso le speranze della Serie A, tuttavia, le dichiarazioni del ministro Spadafora sulla necessità di integrare il protocollo medico-scientifico della Figc per la ripresa di allenamenti e campionati ha fatto registrare una brusca frenata e ora si fa sempre più concreto il rischio che la stagione possa terminare anticipatamente.

Se per la massima serie la Federcalcio e la Lega Serie A tenteranno fino all'ultimo di dare una conclusione al torneo sul campo, per Serie B e in particolare Serie C, la parola fine è molto vicina. Un ulteriore segnale in tal senso arriva dopo la riunione in videoconferenza dei 60 medici sociali dei club di Lega Pro, secondo cui "il protocollo sanitario redatto dalla commissione medico-scientifica della FIGC è di difficile applicazione per i Club di Serie C e lascia ancora troppe domande aperte".

Il protocollo medico-sanitario - come si apprende dalla nota sul sito ufficiale della Lega Pro - è stato valutato dai medici sociali di Serie C tenendo conto dei seguenti parametri: la fattibilità tecnico-scientifica, giuridica, ed economica oltre che la fattibilità di applicazione a seconda del territorio di riferimento. Rispetto al primo parametro, i medici hanno sottolineato la difficoltà di accedere ad un numero elevato di tamponi, che allo stato attuale non sono disponibili nemmeno per i cittadini. Inoltre, i medici prestano servizio sul territorio e, soprattutto nelle zone maggiormente colpite dal coronavirus, sarebbe altamente rischioso entrare in contatto sia con i calciatori che con i propri pazienti. Si rischierebbe di diffondere il virus.

Il protocollo apre inoltre una serie di questioni che attengono le diverse responsabilità, civili e penali, che si dovessero prefigurare nel caso di contagio. Oltre ai tesserati, numerose altre figure sono coinvolte nella ripresa del campionato e non è immaginabile che i medici si assumano responsabilità per tutti. Il protocollo, infine, perché sia messo in atto da un punto di vista organizzativo e gestionale, richiede risorse economiche che è necessario quantificare".

“Desidero ringraziare i medici sociali della Lega Pro per aver sollecitato questo incontro, e per il fondamentale contributo che hanno dato al tavolo, oltre che per il lavoro straordinario che stanno facendo in prima linea sul territorio” ha detto Francesco Ghirelli, Presidente di Lega Pro. “Riporterò all’attenzione della FIGC, che ha lavorato duramente e positivamente sul protocollo sanitario, le osservazioni condivise e mi farò portavoce perché la figura del medico sociale venga riconosciuta come centrale nel calcio. E’ una figura fondamentale e, pertanto, va inquadrata”.

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