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"Blocco dei licenziamenti e sicurezza": sindacati in piazza il 26 giugno. A Bari in 2.500 col segretario Uil Bombardieri

“La misura che tutela i lavoratori per la crisi pandemia - spiega Franco Busto, segretario pugliese della Uil – deve durare almeno fino al 31 ottobre, ill paese vive una fase delicata, in Puglia a rischio almeno in 50 mila posti"

La proroga del blocco dei licenziamenti è la stella polare che guida i sindacati confederali alla manifestazione nazionale di sabato 26 giugno. "Ripartiamo, insieme. Con il lavoro, la coesione e la giustizia sociale per l'Italia di domani" è lo slogan: Tre le piazze, Torino, Firenze e Bari. Nel capoluogo pugliese, sono attesi oltre 2.500 lavoratori e delegati di Cgil, Cisl e Uil nell’area di un chilometro per lato davanti alla prefettura, provenienti da tutte e regioni del Mezzogiorno. A fare da portavoce della piattaforma di rivendicazioni per ripartire (lavoro, coesione, giustizia sociale, Piano nazionale di ripresa e resilienza, autosufficienza, fisco, scuola, salute e sicurezza) sarà il segretario nazionale Uil, Pierpaolo Bombardieri. A piazza Castello a Torino parlerà il segretario Cgil, Maurizio Landini, a Firenze quello della Cisl, Luigi Sbarra. Le piazze saranno collegate tra loro grazie a dei maxi schermi. “Chiediamo la proroga del blocco dei licenziamenti fino al 31 ottobre - spiega Franco Busto, segretario pugliese della Uil – assieme alla misura della cassa integrazione Covid e alle ferie, potremo così arrivare a fine anno e valutare con più concretezza quale sarà la situazione. Il paese sta vivendo una fase delicata e di transizione, la crisi pandemica è tutt’altro che finita”.

In Italia sarebbero a rischio 2 milioni 250 mila lavoratori, 50 mila i pugliesi di tutti i settori, dall’artigianato al turismo. “Se il Consiglio di Stato avesse con la sentenza di mercoledì 23 giugno confermato lo stop dell’area a caldo dell’acciaieria ex Ilva – prosegue Busto – ne avremmo avuti a rischi subito 25 mila. Il siderurgico di Taranto, il polo energetico di Brindisi, il caporalato nelle campagne e il settore dell’automotive, che ha una fetta importante a Bari, sono i nodi da sciogliere per l’immediato futuro del territorio”.

Questioni che, per Busto, non devono prescindere dalla più importante: la sicurezza. “In questo anno e mezzo di pandemia – sottolinea Busto – abbiamo avuto più morti che nel medesimo periodo degli anni precedenti. Ciò vuol dire che la questione sicurezza è fondamentale per il presente e il futuro. Come sindacati non saremo aperti a nessuna negoziazione in merito, si può contrattare su altri aspetti, non sulla sicurezza dei lavoratori. Ne abbiamo discusso in questi giorni con la presidente del consiglio regionale Loredana Capone, con la quale abbiamo siglato il protocollo su salute e sicurezza. C’è poi bisogno di politici che non pensino alle prossime elezioni ma alle future generazioni”.

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