Gazzetta del Mezzogiorno, l'appello dei giornalisti a Mattarella: "A rischio 130 anni di storia"

Lettera al presidente della Repubblica per lanciare un grido d'allarme dopo il provvedimento di sequestro-confisca dei beni che ha colpito l'editore, l'imprenditore catanese Mario Ciancio Sanfilippo: "Conseguenze che ricadono sui lavoratori e sulla testata"

Una lettera-appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per lanciare un grido d'allarme e chiedere di salvaguardare 130 anni di storia dell'informazione. E' l'iniziativa intrapresa dall'assemblea dei giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno, che hanno affidato al Comitato di redazione la lettera da inviare al presidente della Repubblica, per evidenziare la situazione di difficoltà attraversata dal giornale dopo il sequestro di beni che ha interessato il suo editore, Mario Ciancio Sanfilippo.

"Sarebbe troppo facile - scrivono i giornalisti - iniziare questa lettera dicendo che i giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno trascorreranno le Feste natalizie senza stipendio né tredicesima. Sorte condivisa con tutti gli altri lavoratori del nostro quotidiano. Porremmo l'accento su un effetto grave, ma ne trascureremmo la causa. Perché dal 24 settembre scorso La Gazzetta del Mezzogiorno, quotidiano che ha appena celebrato i suoi 130 anni, rientra nel provvedimento di sequestro-confisca al quale sono stati sottoposti i beni dell'editore e imprenditore catanese Mario Ciancio Sanfilippo, sotto inchiesta per presunto concorso esterno in associazione mafiosa. Un'accusa dalla quale gli auguriamo di potersi difendere in tutte le sedi, ma le cui conseguenze ricadono, drammaticamente, sul prestigio di una testata che, come Lei sa, è da sempre una delle voci più autorevoli dell'informazione al Sud e segue e tutela le comunità di Puglia e Basilicata". 

"Il provvedimento di confisca - sottolineano ancora - non colpisce tanto e solo un'azienda editoriale - sorte oltretutto condivisa dai colleghi del quotidiano La Sicilia. A essere penalizzata è anche l'informazione, quella stessa che Ella ha più volte indicato - specie in questi ultimi tempi - come un bene prezioso e imprescindibile di ogni democrazia e che, in Italia, ha la sua più alta tutela nell'art. 21 della Costituzione". 

"Il problema riguarda le difficoltà che dal provvedimento di confisca derivano e  che stanno aggravando  una situazione già resa difficile dalla crisi dell'editoria. La Gazzetta del Mezzogiorno è così costretta a fare i conti con un nuovo proprietario - sia pure provvisorio - che si chiama Stato e che le impone di stare sul mercato senza potersi avvalere degli strumenti creditizi normalmente adoperati dalle imprese; un proprietario provvisorio che nel rispetto delle leggi la amministra, ma senza poter mettere mano al portafogli. E che di conseguenza, stando a quanto comunicatoci dagli amministratori giudiziari, impone interventi drastici sui lavoratori, già gravati da anni dal ricorso ad ammortizzatori sociali quali contratti di solidarietà, cassa integrazione, preprensionamenti. La  prima ricaduta non è solo e tanto sui lavoratori e sulle loro famiglie, ma sulla stessa possibilità di continuare a garantire un'informazione puntuale, precisa, corretta ed efficace".

"I giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno nutrono fiducia nell'opera della Magistratura. Ritengono tuttavia che i tempi della Giustizia possano essere diversi, molto più lunghi, da quelli necessari ad uscire dallo stato di impasse nel quale il quotidiano si trova in questi giorni. E chiedono solo di poter continuare a svolgere il proprio lavoro nel migliore dei modi, possibilmente con la garanzia di una prospettiva che consenta di aggiungere ancora molti altri anni a quei centotrenta fin qui raggiunti. E che non cancelli un patrimonio delle comunità di Puglia, Basilicata e di tutto il  Sud".  

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