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Dimensionamento scolastico, la Regione impugna le norme del Governo: "Fronte comune con i sindacati per evitare il taglio di 58 scuole in Puglia"

Questa mattina nel corso di un incontro con le principali sigle sindacali, l'assessore regionale Leo ha annunciato la volontà di presentare ricorso anche contro l'applicazione del decreto attuativo che sancirebbe la riduzione, da 627 a 569, delle autonomie scolastiche in Puglia. L'Anp, però, si dissocia dall'iniziativa regionale

Questa mattina l’assessore regionale Sebastiano Leo ha incontrato, a Bari, i sindacati del comparto scuola e l’Ufficio Scolastico regionale per discutere del dimensionamento scolastico, in attesa dell’esito del ricorso presentato dalla Puglia alla Consulta contro l’ultima norma nazionale. Il decreto attuativo dell’ultima legge di Bilancio del Governo, infatti, prevede un drastico taglio del numero di scuole che in Puglia passerebbero da 627 a 569, con la conseguente riduzione di 58 autonomie.

Nel corso dell'incontro è stata condivisa la netta opposizione, sia da parte di Regione che dei sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals ConfSal, Fgu e Anief Puglia, alle decisioni del Ministro Valditara che che, si legge in una nota dell'ente regionale, "non tengono conto delle istanze dei territori e delle comunità scolastiche, proponendo tagli e accorpamenti delle scuole, senza aver previsto un adeguamento normativo degli organici, dei plessi e delle norme della sicurezza".

L’assessore regionale Leo ha ribadito la sua volontà di impugnare anche il decreto attuativo in materia di dimensionamento. Durante la riunione odierna si è discusso degli scenari possibili per la Puglia, a seguito dell’approvazione da parte della Giunta regionale delle linee di indirizzo del prossimo dimensionamento regionale, con possibili ipotesi di riorganizzazione dell’assetto scolastico regionale.

L’assessore ha sottolineato che il documento costituisce una proposta tecnica da discutere con i territori e i sindacati, perché l’amministrazione regionale sarebbe obbligata dalla norma nazionale ad approvare il Piano di dimensionamento scolastico entro il 30 novembre. Si tratterebbe, dunque, di ipotesi su cui avviare riflessioni finalizzate ad evitare tagli e accorpamenti unilaterali, scenario a cui si andrebbe incontro in caso di sconfitta alla Consulta e relativo commissariamento della Regione da parte del Governo.

"La proposta su cui si è trovato un terreno d’intesa, dunque, è quella di avviare un percorso di partecipazione aperto a tutti i livelli che, partendo dalle proposte degli organi collegiali, passi per quelle degli enti locali per concludersi con la delibera di Giunta regionale - si legge in una nota della Regione - La strada immaginata è quella di un riordino della rete scolastica regionale che, considerando le linee di indirizzo diffuse dalla Regione come una mera base di confronto della comunità scolastica e territoriale, porti alla costituzione di tavoli tecnici da parte dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane finalizzati ad una pianificazione razionale dell’assetto scolastico condivisa con i territori e rispettosa delle norme, ma non necessariamente al conseguimento del taglio delle dirigenze imposto dal Ministero".

È stata ricoscontrata anche un'ampia condivisione anche sull’istanza proposta dai sindacati di lasciare in vita quante più autonomie possibili e di intervenire sia sul primo che sul secondo ciclo, laddove sia proprio strettamente necessario. L’assessore Leo che ha concluso l’incontro promettendo di opporsi in tutte le sedi istituzionali e ricordando quanto sia importante essere uniti in questo momento in difesa della scuola.

La iniziative compiute dalla Regione Puglia per impugnare le norme sul dimensionamento scolastico non riscontrato però il gradimento dei rappresentanti pugliesi dell'Anp, l'Associazione Nazionale Dirigenti Pubblici e Alte Professionalità della Scuola: "Anp Puglia si è dissociata ovviamente da tali iniziative (che peraltro riteniamo non pertengano alle competenze di una organizzazione sindacale) in quanto, sia in sede nazionale che locale, la nostra organizzazione ha salutato favorevolmente la nuova norma, per le motivazioni già più volte espresse e comunicate. Le posizioni sia della Regione che delle altre organizzazioni sindacali presenti al tavolo di stamani, non sono affatto unanimi. Teniamo a ribadire che Anp Puglia è disponibile a concorrere, come sempre, alla definizione dei provvedimenti più efficaci che portino ad un riassetto razionale e stabile del sistema scolastico e delle sue dirigenze, cosa che non avviene con l’attuale assetto nel quale abbiamo molte scuole (58) a cui non è possibile, causa le loro ridotte dimensioni in termini del numero di studenti che le frequentano, dare un dirigente ed un Dsga stabili e che pertanto vanno a finire in reggenza, cambiando magari ogni anno il dirigente reggente, con le conseguenze negative che ciò comporta per la regolarità del loro funzionamento".

"Con le nuove norme le scuole intese come luoghi in cui si effettua il servizio di istruzione rimarranno dove sono, nella misura in cui sono, e continueranno a funzionare come previsto - spiegano in una nota i vertici pugliesi di Anp - Ciò che cambierà sarà il numero e la dislocazione delle dirigenze scolastiche, che non tutte le scuole oggi possono avere: molte di esse (58) già oggi hanno un dirigente in reggenza. Nell’anno scolastico successivo (2024/2025) le reggenze, invece, spariranno e ogni scuola, indipendentemente dal numero degli alunni che le frequenteranno, avrà un dirigente stabile (ed un Dsga). Stabilità che non può aversi con la reggenza, che un anno tocca ad uno e l’anno successivo ad un diverso dirigente. I quali, nel corso dei due incarichi cumulativi, avendo due diverse scuole cui badare, devono necessariamente moltiplicarsi per due per gestire 'due di tutto': due consigli di istituto, due collegi dei docenti, due diversi bilanci con due diversi insiemi di finanziamenti e progetti, due diversi piani dell’offerta formativa, due contrattazioni integrative da fare con due diverse compagini sindacali con cui trattare, due piani di attività del personale, due diverse attitudini e capacità professionali del suo principale collaboratore amministrativo (il Dsga, diverso nelle due sedi), due diversi staff di collaboratori. Crediamo che i cittadini e i loro figli destinatari finali del servizio scolastico non abbiano che da guadagnarci se, invece, il dirigente sarà unico e completamente dedicato alla 'nuova' scuola".

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