Assenteismo al porto, dieci vigilanti indagati: "Lasciavano lavoro anche per attività illecite"

Nuovo fascicolo di indagine nell'ambito dell'inchiesta sul clan Capriati che ad aprile scorso ha già portato all'arresto di 18 persone. L'ipotesi è quella di truffa ai danni dell'Autorità portuale

Si sarebbero assentati durante i turni del servizio di vigilanza al porto, per dedicarsi a questioni personali ma anche, in alcuni casi, ad attività illecite. E' questa l'ipotesi con cui dieci dipendenti sono finiti in un nuovo fascicolo di indagine della Procura di Bari, collegato all'inchiesta sul clan Capriati che ad aprile scorso ha portato all'arresto di 18 persone.

La notizia è riportata oggi dalla 'Gazzetta del Mezzogiorno'. L'ipotesi di reato nel nuovo fascicolo sull'assenteismo fra i vigilanti del porto è quella di truffa ai danni dell'Autorità portuale. Secondo quanto riporta il giornale, le indagini riguardano alcuni dipendenti della cooperativa Ariete, che gestisce il servizio di viabilità nello scalo marittimo i quali - secondo l'accusa - talvolta si sarebbero assentati dal servizio per dedicarsi ad affari personali ma anche ad attività illecite. La polizia, nell'ambito delle indagini, avrebbe infatti documentato gli incontri tra pregiudicati fuori dallo scalo barese durante il turno di servizio.

Nel blitz di aprile, era finito in manette anche il 47enne barese Filippo Capriati, fratello di Antonio, il boss del Borgo antico condannato all'ergastolo. La cooperativa Ariete, in merito all'operazione, si dichiarò estranea ai fatti spiegando di aver 'ereditato' i dipendenti da precedenti imprese appaltatrici in virtù della clausola sociale. Successivamente, la cooperativa ha sospeso tre dipendenti.

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