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Bridgestone, avanti per altri tre anni: raggiunto l'accordo azienda-sindacati

Trovata l'intesa sul piano di reindustrializzazione. Aderiscono Cgil, Cisl e Uil. Contraria la Confail: "Sacrifici troppo alti per gli operai, a fronte di un progetto senza solidità". L'assessore Capone: "Accordo duro, ma posti di lavoro salvi"

Nei prossimi giorni i lavoratori dovranno ratificarlo attraverso un referendum,  ma l'accordo, alla Bridgestone di Modugno, può dirsi a tutti gli effetti raggiunto. Dopo mesi di grande tensione, e proteste nello stabilimento per gli ulteriori tagli sui salari chiesti dall'azienda, l'incontro di lunedì pomeriggio presso il Ministero dello Sviluppo economico ha portato al raggiungimento di un'intesa.

Un accordo che l'assessore regionale allo Sviluppo economico, Loredana Capone, ha definito "duro" per i dipendenti, ma che allo stesso tempo "consente di salvare i posti di lavoro", confermando un piano di reindustrializzazione per il triennio 2016-2018, "che costringe e vincola l’azienda multinazionale - sottolinea Capone - a precisi impegni industriali sul territorio barese".

Dopo i tagli sugli elementi aggiuntivi delle retribuzioni - per i quali i lavoratori hanno dovuto esprimere individualmente la propria rinuncia - la trattativa al tavolo del Mise ha cercato essenzialmente di contenere ulteriori tagli sulle altre voci dello stipendio. Come ad esempio la maggiorazione per i notturni, che l'azienda avrebbe voluto ridurre dal 28 al 10%. Nell'accordo finale, è stata accolta la richiesta dei sindacati di fissare la percentuale al 20%. Nessuna decurtazione, invece, per i primi tre giorni di malattia, come inizialmente proposto dalla multinazionale giapponese. Accordo raggiunto anche sulla possibilità di 'integrare' gli stipendi più bassi, di modo che, anche considerando i tagli operati, lo stipendio non scenda al di sotto dei 1200 euro. Allo stesso tempo, però, è previsto anche un aumento della produzione, di circa 100mila unità (la quota sarà dunque di 3,6 milioni di pneumatici general use all'anno). Resta comunque invariata la questione esuberi. Al momento, al netto di chi ha accettato gli incentivi per la mobilità volontaria, restano in esubero circa 130 lavoratori. Per incoraggiare l'esodo volontario, nel precedente incontro al Mise l'azienda ha deciso di mettere sul piatto 20mila euro in più per ciascun dipendente che decide di andar via. Tra i punti dell'intesa anche la possibilità, a partire da gennaio 2017, di tornare a discutere accordi migliorativi, in base ai risultati dello stabilimento, per reintrodurre indennittà attualmente tagliate.

All'ipotesi di accordo raggiunta hanno aderito Cgil, Cisl e Uil. "L’azienda è vincolata per i prossimi tre anni, quindi fino al 2019, a mantenere in attività lo stabilimento barese, risultato non scontato sulla scorta della dichiarazione fatta tre anni fa di chiudere la sede di Modugno", commenta la Cgil. "Nell'ultimo incontro avevamo fatto delle proposte, e l'azienda le ha accolte tutte, per questo abbiamo accettato l'accordo. Comunque l'ipotesi di accordo avrà validità soltanto quando sarà approvata dai lavoratori", spiegano i rappresentanti della Rsu Uiltec. 

Completamente diversa, invece, la posizione della Confail, che ha deciso di non sottoscrivere l'intesa. "Il sacrificio che si chiede ai lavoratori è troppo alto", sottolinea il segretario provinciale Domenico Favia, a fronte di un accordo "che fa acqua da tutte le parti" "Ad esempio - prosegue Favia - hanno portato l'indennità notturna al 20%, ma di contro hanno aumentato la produziomne di 100mila coperture. In pratica, quelle 100mila unità in più serviranno a recuperare la quota del notturno. Di fatto, non c'è stata nessuna variazione in positivo". "E' un progetto che non ha solidità, che scarica tutti i costi solo sui lavoratori", aggiunge il segretario regionale Luigi Giovanelli. "Senza dimenticare - aggiunge Giovannelli allargando il discorso - che la nostra è un'azienda chimica, con tutte le conseguenze che questo comporta. Ma nei tavoli sindacali non si parla di questo. Ci siamo opposti all'accordo, per tenere i salari su un livello più dignitoso. Così invece si gioca ad un ribasso assoluto, e per noi è inaccettabile". 
 

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