Cisl Bari, Boccuzzi : “L’inverno occupazionale ed economico-sociale sembra non abbia mai fine"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Si è riunito a Bari il Il Consiglio Generale della UST Cisl di Bari alla presenza della Segreteria territoriale e del Segretario Generale Cisl Bari Giuseppe Boccuzzi.del Segretario Nazionale Confederale Gigi Petteni e del Segretario Generale della USI Cisl Puglia Basilicata Giulio Colecchia.Futuro, giovani, pensioni, disuguaglianze, sociali, imposte e situazione politico sindacale, sono alcuni dei temi affrontati dal Segretario Generale Giuseppe Boccuzzi nel suo intervento.

Ad avviare i lavori, un breve bilancio delle attività svolte nei primi 5 mesi dalla segreteria territoriale. Successivamente si è passati all’analisi della situazione politico-sindacale che sta caratterizzando l’impegno del Sindacato confederale ed in particolare della Cisl in queste settimane.

Dopo sette anni devastanti in termini di caduta di PIL, produzione industriale, redditi ed occupazione, il 2015 si chiude con un labile segno positivo di crescita PIL che oscilla tra +0.8 e +0.9%. La Banca d’Italia fornisce però dei dati tristi sull’aumento di italiani a basso reddito sotto la soglia dei 9600 euro annui, circa un quarto delle famiglie italiane, sono purtroppo la conferma che la ripresa economica è ancora lontana e che bisogna fare ogni sforzo per riprendere la strada della crescita e dello sviluppo.

“Il nostro – ha detto Boccuzzi – è un paese con forti disuguaglianze sociali e contrapposizioni, tra Nord e Sud, ricchi e poveri, uomini e donne, anziani e giovani. Ha ragione da vendere il nostro Segretario Generale Annamaria Furlan, nel rimarcare l’urgente necessità attuativa dei capisaldi della nostra proposta di legge di iniziativa popolare presentata in Parlamento”

Occorre più che mai, spiega il Segretario Generale -una riforma fiscale che riduca il peso delle imposte sulle famiglie, sui lavoratori dipendenti e pensionati (la metà dei quali è collocata a pieno titolo nel girone della povertà relativa con meno di 1.000 euro al mese, di cui 1.200.000 pensionati con addirittura meno di 500 euro al mese) attraverso un bonus di mille euro per chi è al di sotto della soglia dei 40 mila euro. Questa sarebbe una operazione di equità fiscale che favorirebbe anche la ripresa dei consumi e la crescita complessiva del Paese.

 “È un Paese questo di giovani sempre più poveri e umiliati, I giovani fascia 15-34 anni sono il 51% dei disoccupasti italiani totali, e i Neet cioè i giovani dai 15 ai 29 anni, cioè quella parte di giovani in condizioni ancora più estreme (non sono impegnati in percorsi di formazione o istruzione, non hanno un impiego né lo cercano) sono in continua crescita da 1,8 m nel 2007 a 2,5 milioni nel 2014.

A questa moltitudine di giovani a cui la classe politica e la classe dirigente in generale di questo Paese sta rubando il futuro, si aggiunge una moltitudine in crescita di poveri vecchi pensionati, una situazione questa che deve essere fortemente avversata dal sindacato nei confronti di chi fa poco per diminuire l’entità del fenomeno.

In Italia ormai è costante lo scivolamento del reddito disponibile dei pensionati verso la povertà relativa, con le donne particolarmente penalizzate da carriere lavorative troppo frammentate, parziali e discontinue. Ecco perché diviene pressante la duplice esigenza di sostenere i redditi dei pensionati, sia per via fiscale, a partire dall’immediata equiparazione della no tax area a livello di quella dei dipendenti anziché dal 1° gennaio 2017, sia reintroducendo meccanismi di perequazione più idonei a conservare nel tempo il potere di acquisto dei trattamenti, ritenendo assolutamente negativa la proroga della perequazione Letta fino al 2018, penalizzando ulteriormente i pensionati.L’intera Area metropolitana – ha concluso Boccuzzi – che per la UST include anche Andria, Bisceglie e Fasano, cura ancora le gravissime “ferite” occupazionali inferte dalla durissima crisi del settennio 2008-2014. Forse con 55.698 disoccupati a Bari città su 320.000 abitanti e 226.526 nell’Area Metropolitana, non avevamo nessun altro più da espellere dal mercato del lavoro, pena la desertificazione definitiva del territorio.

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