Sabato, 31 Luglio 2021
Economia Bari Vecchia / Piazza della Libertà

Om Carrelli, con la cassa integrazione parte lo sciopero della fame

Sit in davanti alla prefettura questa mattina, di una rappresentanza dei 274 lavoratori dell'azienda del Gruppo Kion che stanno per beneficiare dell'ammortizzatore sociale, in attesa che qualcuno decida di 'adottarli' e riconverta la fabbrica

La solidarietà dei politici di turno ora non basta più. “Ora ci vogliono i fatti”, sennò il rischio, sempre più concreto e vicino, è che entro i prossimi 24 mesi avremo altre 274 disoccupati. E saranno i ragazzi dell’Om Carrelli della zona industriale di Bari che, non avendo più avuto risposte sulla possibile riconversione dello stabilimento (c’era in ballo un progetto di riqualificazione – poi saltato - presentato dalla cordata guidata dall'imprenditore Marco Saltalamacchia per la produzione di taxi ibridi) adesso attendono la decisione del Gruppo Kion, proprietario dell’impianto, e del Ministero dello Sviluppo Economico per sapere che ne sarà del loro futuro.

“Il presidente della Regione, Nichi Vendola, ci fa sapere che ci sono trattative in corsodicono alcuni lavoratori in presidio, questa mattina, davanti alla prefettura di Bari, sotto un caldo cocente e pochissime zone d’ombra – ma l’azienda smentisce”. Ora quello che c’è da capire è “se sarà uno o saranno due gli anni di cassaintegrazione previsti per noi”. Pare che dipendi dal numero di prepensionamenti che il Gruppo riesce a raccogliere. Resta il fatto che dopo questi 2 anni, questi uomini, queste famiglie, molte delle quali anche con figli e mutui a carico, resteranno senza un posto di lavoro e alle prese con la crisi globale che non permette assunzioni o quant’altro.

Ed è per anche per questo che in 5 sono in sciopero della fame: “E’ alla fame che ci stanno riducendo – ci dice uno di loro -. Mia moglie non lavora, ho figli da mantenere. Se mi danno quei pochi soldi di cassaintegrazione, come farò a mettere il piatto in tavola?”. Eppure ci sono in ballo quei fondi nazionali messi a disposizione dal governo che incentivano le riconversioni industriali: “Perché qualche grande imprenditore non ‘adotta’ anche noi? Visto che il piano dei motori ibridi è andato male, perché non si fa avanti qualcun altro?”.

I 274 lavoratori, però, non mollano, nonostante qualcuno di loro sia stato trasferito d’ufficio a Bologna, mentre altri, forse 25, potrebbero essere inseriti nello staff della sede di Luzzara, in Emilia: “Noi non vogliamo lasciare le nostre famiglie. Chiediamo solo di lavorare”.

 

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