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Ristoranti e agriturismi riaprono dopo il lockdown natalizio, ma il bilancio è pesante: "46 milioni persi durante le feste"

Le stime di Coldiretti sull'impatto che le chiusure legate alle restrizioni Covid nel periodo delle festività hanno avuto sul settore della ristorazione, con ripercussioni a cascata sull'intera filiera agroalimentare

Con il ritorno in 'zona gialla' per i prossimi due giorni, bar, ristoranti, trattori e agriturismi potranno da oggi nuovamente aprire al pubblico, dopo il lungo lockdown imposto dalle restrizioni anticovid delle festività natalizie. E mentre molte attività sceglieranno di non riaprire affatto (dal momento che tra due giorni, nel fine settimana, scatterà una nuova chiusura), Coldiretti elabora una stima delle perdite che le chiusure hanno arrecato al settore: la sola cancellazione dei tradizionali pranzi e cenoni di Natale e Capodanno ha provocato per le attività un 'buco' da 46 milioni.

Una situazione di difficoltà che - ricorda l'associazione citando dati Confcommercio - ha fatto chiudere il 14,4% di bar e ristoranti, mentre gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione – continua la Coldiretti – si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – precisa la Coldiretti Puglia – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Una situazione di sofferenza che porterà a fine anno ad una perdita di fatturato per la filiera agroalimentare di oltre 700 milioni di euro solo per i mancati acquisti in cibi e bevande da parte della ristorazione nel 2020.

In realtà – sottolinea la Coldiretti regionale - sono molte le strutture che per le difficoltà e la situazione di incertezza hanno deciso di non riaprire anche per il calo del volume di affari dovuto all’assenza di turismo, allo smartworking e alla diffidenza ancora presente tra i cittadini con l’avanzare dei contagi da Covid.

“Lo scenario resta drammatico anche per i frequenti cambi di colorazione delle regioni, dove in sole 48 ore si alternano aperture e chiusure a singhiozzo che non consentono l’organizzazione aziendale e lo stesso approvvigionamento di prodotti agroalimentari che sono altamente deperibili. Per effetto del blocco parziale o totale della ristorazione è a rischio un sistema agroalimentare che in Puglia è assicurato grazie al lavoro di oltre 100mila aziende agricole e stalle, più di 5mila imprese di lavorazione alimentare e una capillare rete di distribuzione che nel 2020 a causa dell’emergenza Covid è sostenuta dalle consegne a domicilio e dall’asporto”, dice Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

I limiti imposti per le festività di fine anno e il perdurante scenario di incertezza – precisa Coldiretti Puglia – arrivano dopo che il primo lockdown ha azzerato le visite in campagna nei tradizionali weekend di primavera e di Pasqua mentre durante l’estate ha pesato l’assenza praticamente totale degli stranieri che in alcune regioni rappresenta la maggioranza degli ospiti degli agriturismi con un crollo del 70% dei bilanci.

“E’ un colpo durissimo che si aggiunge alla perdita di fatturato registrata a partire dall’8 marzo scorso – insiste Filippo De Miccolis Angelini, il presidente di Terranostra Puglia, associazione agrituristica di Coldiretti - da quando è partita l’emergenza ed il lungo lockdown. Il boom di presenze di turisti italiani negli agriturismi ad agosto non ha certamente compensato le perdite subite dagli agriturismi in Puglia nel 2020. A fronte dei 4,2 milioni di arrivi di turisti nel 2019 e 1,2 milioni di arrivi dall'estero, è evidente la perdita secca subita nel 2020 dalle masserie della Puglia che hanno praticamente azzerato gli arrivi di turisti stranieri e annullato le prenotazioni di italiani e del turismo di prossimità nei mesi di lockdown e con le nuove restrizioni”, conclude De Miccolis.

Servono dunque ristori immediati e un piano nazionale – conclude Coldiretti Puglia - che metta in campo tutte le azioni necessarie per non far chiudere per sempre attività come gli agriturismi che rappresentano un modello di turismo sostenibile grazie ai primati nazionali sul piano ambientale ed enogastronomico.

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