Fibrillazione atriale: innovazione del dott. Nasso a beneficio dei pazienti

Ad Anthea Hospital messa a punto una nuova procedura che permette il ripristino del normale ritmo cardiaco a lungo termine nell’87% dei casi e diminuisce il rischio di recidiva

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

La fibrillazione atriale è un’alterazione del ritmo cardiaco che rende il battito del cuore molto rapido ed irregolare, spesso responsabile di complicanze quali ictus ed insufficienza cardiaca. È una delle aritmie cardiache più frequenti e diffuse a livello mondiale: in Italia ne soffre l’8,3% della popolazione con tassi del 9,1% nella popolazione maschile e del 7,3% in quella femminile. L’incidenza della fibrillazione atriale è strettamente correlata all’età: si stima che solo in Italia gli anziani che ne sono affetti siano oltre 1milione, ovvero un anziano su 12, con tassi che vanno dal 3% nei soggetti nella fascia di età 65-69 anni al 16,1% nei soggetti ultra-ottantacinquenni. Ogni anno presso Anthea Hospital di Bari, struttura di Alta Specialità di GVM Care & Research accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale, vengono eseguite oltre 220 procedure di ablazione della fibrillazione atriale, una tecnica operatoria che prevede la “cicatrizzazione” del punto in cui ha origine l’aritmia. Questo tipo di intervento, che pur rappresenta ad oggi il gold standard nel trattamento della fibrillazione atriale, non può considerarsi definitivo per la totalità dei pazienti. Una nuova procedura ideata e applicata dall’équipe di cardiochirurgia di Anthea Hospital potrebbe rappresentare una svolta nel trattamento chirurgico di questa patologia, consentendo ai pazienti risultati più duraturi. “La tecnica principalmente utilizzata per il trattamento dei pazienti affetti da questa patologia permette il ripristino e il mantenimento oltre un anno del ritmo normale, nel 60% dei casi – spiega il dott. Giuseppe Nasso, responsabile del dipartimento di Cardiochirurgia ad Anthea Hospital e ideatore della nuova linea ablativa di trattamento –. La ricerca di metodiche sempre più performanti ci ha permesso recentemente di mettere a punto una tecnica innovativa che diminuisce le recidive, ovvero la necessità di sottoporsi nuovamente ad un intervento”. La nuova pratica chirurgica è oggetto di un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Cardiac Surgery, realizzato in collaborazione con il prof. Giuseppe Speziale, responsabile delle Cardiochirurgie di GVM Care & Research. Una nuova tecnica per trattare la fibrillazione atriale “Abbiamo integrato la tecnica tradizionale di ablazione endocardica percutanea con quella epicardica chirurgica con approccio mininvasivo – commenta il dott. Nasso –. Con il nostro lavoro, volto ad aumentare la qualità della vita post intervento per chi soffre di fibrillazione atriale, abbiamo identificato una nuova linea di ablazione corrispondente al cosiddetto Fascio di Bachmann, una struttura del cuore che trasmette l’impulso elettrico permettendo la corretta contrazione del muscolo cardiaco, ma che nei soggetti affetti da fibrillazione atriale può essere anch'esso responsabile del mantenimento dell'aritmia”. La nuova tecnica è particolarmente indicata per quei pazienti che soffrono di fibrillazione atriale da meno di 1 anno che non rispondono alle terapie con farmaci antiaritmici; a pazienti sintomatici con fibrillazione da oltre 1 anno; a pazienti che negli ultimi 6 mesi hanno affrontato una cardioversione farmacologica o elettrica, risultata però inefficace. I vantaggi per il paziente sono molteplici: utilizzando una metodica mininvasiva i tempi di recupero e il ritorno ad una normale attività quotidiana risultano rapidi. L’allungamento del periodo in “salute” senza recidive del paziente è dovuto alla capacità di tale tecnica di interrompere più circuiti responsabili dell’aritmia rispetto alla tecnica tradizionale. Una procedura chirurgica mininvasiva con tempi di recupero rapidi Il paziente viene ricoverato presso l’Unità Operativa di Cardiochirurgia di Anthea Hospital e sottoposto in giornata ad una serie di accertamenti pre-operatori. Dopodiché il team operatorio procede all’intervento di ablazione: la procedura è mininvasiva e l’approccio avviene attraverso una piccola incisione chirurgica di circa 3-4 cm a livello dell'emitorace destro e per mezzo di una sonda all’interno del pericardio. L’operazione viene eseguita in anestesia generale, a cuore battente e senza la necessità della circolazione extracorporea e ha una durata di circa 45-60 minuti. “Dopo l’intervento il paziente è trasferito nel reparto di terapia sub-intensiva, sveglio, dove rimane alcune ore in osservazione prima di essere portato in reparto di degenza ordinaria – spiega il dott. Nasso –. Durante la degenza il paziente effettua esami ematochimici di routine, a controllo costante del ritmo cardiaco mediante telemetria, ad ecocardiogramma per la valutazione della funzionalità cardiaca e a Rx torace per escludere versamenti pleurici. Inoltre è sottoposto a terapia farmacologica antiaritmica per il mantenimento del ritmo sinusale e a terapia anticoagulante per la prevenzione degli eventi cardioembolici”. Le dimissioni avvengono solitamente dopo quattro giorni. I tempi di recupero e il ritorno ad una normale attività quotidiana sono molto rapidi. La nuova procedura è già stata eseguita dal Team di Anthea Hospital guidato dal dott. Nasso su 30 pazienti affetti da fibrillazione atriale di lunga data e non sono state osservate complicanze chirurgiche peri-procedurali. La tecnica è risultata rapida, riproducibile e ha ridotto in maniera significativa il rischio di recidiva della fibrillazione atriale. Lo studio ha dimostrato che, a distanza di un anno, l’87% dei pazienti sottoposti alla procedura non presenta fibrillazione atriale. “L’obiettivo è ora continuare a utilizzare tale metodica a beneficio di un numero sempre maggiore di pazienti che, non responsivi ai trattamenti standard potrebbero incorrere nelle complicanze della fibrillazione atriale. Infine, l’auspicio è che la ricerca clinica non si fermi ma continui ad esplorare sempre nuove strade”, conclude il dott. Nasso.

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