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L'abbandono di rifiuti e l'attacco senza fine al territorio: la 'mappa' del fenomeno tra nuove discariche abusive e siti ripuliti

La nuova mappatura realizzata da Gens Nova e Anuu fotografa la situazione su Bari e provincia di uno scempio che non si ferma: "Ricostituire una rete di presidi di vigilanza potrebbe arginare il problema"

Siti 'vecchi', già noti, in cui i rifiuti continuano ad accumularsi, ma anche nuove zone, quasi sempre di campagna o alla periferia delle città, trasformate in discariche abusive. Un attacco al territorio che purtroppo non conosce tregua. E mentre in pochi casi, attraverso interventi di pulizia e rimozione dei rifiuti, alcune aree vengono strappate all'abbandono selvaggio, molte altre restano preda degli smaltimenti illeciti.

A documentare la situazione dei siti interessati da fenomeni di abbandono dei rifiuti (spesso accompagnati ai roghi) e inquinamento, è la nuova mappa stilata dall'associazione Gens Nova che dal 2020, in collaborazione con il Nucleo barese dell'associazione Anuu Migratoristi, monitora il territorio segnalando le zone colpite da criticità. Nell'ultima mappatura (la terza prodotta dal gruppo di lavoro per la prevenzione dei fenomeni a danno dell’ambiente, che negli anni ha censito ben 188 siti tra Bari e provincia), le aree segnalate sono 66. Il dossier, come i precedenti, è stato trasmesso, attraverso la Prefettura di Bari, al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, mentre le singole segnalazioni sono state di volta in volta inoltrate alle amministrazioni competenti. 

la terza mappatura realizzata da Gens Nova

In cinque casi si tratta di siti già rilevati in precedenza, dove si è talvolta rilevato un aggravamento della situazione. Come ad esempio in strada La Grava, zona Carbonara: "Un sito che abbiamo cominciato a segnalare nel 2021 - spiega Cristiano Scardia, referente del gruppo di lavoro di Gens Nova - E il cui stato è purtroppo degenerato". "Va considerato anche - aggiunge Scardia - che spesso chi compie questi atti tende a spostarsi, magari abbandonando dei siti più attenzionati per spostarsi su altre aree, che possono essere scoperte solo monitorando il territorio". Le aree più esposte al fenomeno sono inevitabilmente quelle immediatamente a ridosso della città, le zone di periferia facilmente raggiungibili da chi vuole disfarsi illecitamente dei rifiuti. Ne è conferma il caso di un altro sito ben noto ai volontari di Gens Nova e Anuu: strada De Serio, quartiere Japigia: "Più volte ripulito, ma torna sempre a riempirsi nuovamente". O ancora, di strada San Giorgio Martire: qui aree ai margini della strada e piazzole sono state di recente interessate da una pulizia straordinaria, ma inoltrandosi verso le campagne permangono delle situazioni di criticità, che il nostro giornale aveva già documentato due anni fa. Tra le nuove aree censite, invece, c'è ad esempio strada Monte, a Triggiano. "Spesso - racconta Scardia - riusciamo a scoprire nuove zone anche grazie alle segnalazioni dei cittadini, o dei contadini. Anche questo aspetto è importante, perché ciascuno di noi può essere sentinella sul territorio. Spesso notiamo anche una stanchezza, una sfiducia nel segnalare se poi non accade nulla, ma non bisogna smettere di farlo". A fronte di tante aree nuove o 'recidive', c'è anche qualche spiraglio positivo, rappresentato dai 14 siti per i quali sono stati rilevati interventi di pulizia, come la citata strada San Giorgio Martire o alcune aree di campagna a Triggiano.

Ma quali rifiuti vengono abbandonati in queste discariche abusive a cielo aperto? Ci si ritrova di tutto, dagli scarti edili ai vecchi pneumatici, dagli ingombranti ai sacchi di spazzatura 'comune', anche se a prevalere - rimarca Scardia - sono soprattutto i Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche): "Sono sempre più frequenti, conseguenza diretta del consumismo tecnologico. Viene da chiedersi cosa spinga ad abbandonarli e non a portarli in un centro di conferimento. Però va anche detta una cosa: quasi sempre, dei Raee si ritrovano le carcasse già cannibalizzate, private di quei materiali che possono essere recuperati". Non va neppure dimenticato, come le cronache hanno anche dimostrato in passato, che spesso dietro tali abbandoni non c'è solo il comune cittadino, ma un'attività più 'organizzata' di smaltimento illecito (legata ad esempio all'azione di svuotacantine abusivi) o di recupero illecito di materiali. Così come non va dimenticato che quasi sempre l'abbandono del rifiuto porta con sè un'altra azione criminale in danno dell'ambiente: la bruciatura dei rifiuti stessi, forma ultima di smaltimento illecito per disfarsi del materiale e magari fare spazio a nuovi scarichi. "Con tutto ciò che questo comporta per l'ambiente, con sostanze che non vediamo ma che comunque si liberano nell'aria e nel suolo".

A fronte di un fenomeno che interessa allo stesso modo Bari e provincia e che sembra non conoscere tregua, le attività di contrasto devono necessariamente fare i conti con le oggettive difficoltà di monitoraggio di un territorio vasto in cui i siti potenziali esposti sono infiniti. Eppure, il potenziamento di una 'rete' di sorveglianza potrebbe rappresentare uno strumento importante: "Utile sarebbe ad esempio - evidenzia Scardia - ricostituire presidi di vigilanza, come le guardie volontarie venatorie ed ecologiche, che potrebbero di fatto essere un occhio vigile sul territorio e collaborare con le Autorità. Sicuramente sarebbe un valido deterrente per chi consuma reati a danno del patrimonio ambientale".

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