Disinnescare la violenza in ospedali e Pronto soccorso: a Bari un corso per tutelare medici e operatori

L'iniziativa, denominata 'Care', è stata presentata a Bari, nella sede di Fnopi e Fnomceo: Dodici le sezioni previste: "L'89,6% degli infermieri, in prima linea ad esempio nel triage ospedaliero, è stato vittima di violenza"

Un corso per prevenire, riconoscere e disinnescare la violenza contro gli operatori della salute, fenomeno sempre più frequente che si verifica quasi ogni giorno negli ambulatori e nei Pronto Soccorso italiani: l'iniziativa, denominata 'Care', è stata presentata a Bari, nella sede di Fnopi e Fnomceo: dodici le sezioni previste per il corso che vede anche questionari, video e attività obbligatorie: "L'89,6% degli infermieri, in prima linea ad esempio nel triage ospedaliero, è stato vittima, secondo una ricerca condotta dall'Università di Tor Vergata di Roma, di violenza fisica/verbale/telefonica o di molestie sessuali da parte dell'utenza sui luoghi di lavoro" spiega Fnopi che afferma come "nel primo mese sia stato già formato il 10% degli infermieri dipendenti", 

La filosofia del corso 'Care' si basa sulla 'de-escalation', una serie di interventi basati sulla comunicazione verbale e non verbale, appunto, che hanno l'obiettivo di diminuire l'intensità della tensione e dell'aggressività nella relazione interpersonale. La persona che assume un atteggiamento aggressivo è un soggetto che non si sente compreso e attraverso il suo comportamento violento vuole esprimere questo disagio: il compito di ogni operatore è riconoscere queste particolari esigenze per evitare episodi di rabbia incontrollata e comprendere il suo stato d'animo e le sue emozioni; 

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"Abbiamo deciso di agire anche perché uno dei dati a nostro avviso più allarmanti - spiega il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli - è la rassegnazione che emerge dai racconti dei nostri colleghi: il 48% di chi ha subito un'aggressione verbale ritiene l'evento 'abituale', il 12% 'inevitabile', quasi come se facesse parte della routine o fosse da annoverare tra i normali rischi professionali. Le percentuali cambiano di poco in coloro che hanno subito violenza fisica: quasi il 16% ritiene l'evento 'inevitabile', il 42% lo considera 'abituale'". "Questa percezione falsata e quasi rassegnata del fenomeno - aggiunge Anelli - porta con sé gravi effetti collaterali, come la mancata denuncia alle autorità, l'immobilismo dei decisori, ma anche il burnout dei professionisti, con esaurimento emotivo, perdita del senso del sé e demotivazione nello svolgimento della professione".

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