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Donne vittime di violenza, in Puglia oltre 1400 richieste di aiuto ai Cav da inizio anno. Nel 2019 in crescita le denunce

I numeri diffusi dalla Regione in occasione della 'giornata contro la violenza sulle donne' che si celebra domani: a marzo il calo causa lockdown, seguito poi da "incrementi elevatissimi" dei casi seguiti dai centri antiviolenza. E l'anno scorso il 6% in più delle assistite ha scelto di denunciare

1440 richieste di aiuto nei primi otto mesi dell'anno, e più di 892 percorsi avviati, 76 donne messe in protezione, insieme a 73 minori. Sono i numeri degli interventi messi in campo nel 2020 dalla rete dei centri antiviolenza in Puglia. 

Una violenza che l'emergenza Covid non ha fermato - come gli stessi dati mostrano - rendendo anzi più insidioso, più duro - in particolare nei mesi del lockdown - il percorso delle donne vittime di violenza, e per i loro figli, doppiamente chiuse e isolate nel loro dolore. Dopo il calo delle richieste di aiuto registrato a marzo rispetto a febbraio 2020 (-37% di accessi - 47% di prese in carico - 14% di allontanamenti di urgenza), nei mesi successivi è stato registrato un significativo cambio di passo con incrementi elevatissimi rispetto a marzo ma anche ai mesi precedenti. A rendere noti i dati è la Regione Puglia, in occasione della 'Giornata internazionale contro la violenza sulle donne' che si celebra domani. 'Non sei sola', lo slogan scelto quest'anno, per far sapere "a tutte le donne che non sono sole, che la rete dei servizi antiviolenza è pienamente funzionante, pronta ad accogliere loro e le loro richieste, a fornire indicazioni, dare sostegno".

L'impegno economico a sostegno dei Cav

Sin dall’approvazione della legge regionale 29/2014 e del suo primo piano operativo, la Regione Puglia opera per sostenere, anche economicamente, le reti antiviolenza. Oltre alle risorse indistinte trasferite ai Comuni pugliesi per il sistema integrato dei servizi sociali, tra cui anche le risorse per interventi di tutela e protezione, nel periodo compreso tra il 2014 e il 2019, sono state destinate ai servizi antiviolenza e ai percorsi di autonomia delle donne, circa 16 milioni di euro, tra fondi regionali, nazionali e comunitari.  A questi interventi, si aggiunge la corsia di accesso preferenziale per le donne vittime di violenza, quale target speciale, alla misura regionale di contrasto alla povertà e di inclusione sociale del Reddito di Dignità.  Nel corso del 2020 sono stati già erogati ai Comuni euro 900.000 per la continuità dei programmi antiviolenza, gestiti dai CAV convenzionati, e per il sostegno ai percorsi di autonomia delle donne, resi ancora più complicati dall’emergenza pandemica. Saranno erogati a inizio 2021 1,8 milioni di euro su risorse regionali da destinare ai nuovi programmi antiviolenza e circa 2 milioni di euro su risorse statali (DPCM 2019), sempre in favore dei centri antiviolenza e delle case rifugio di prima e seconda accoglienza e a copertura degli interventi diretti alle donne da realizzarsi nel 2021. Quest'anno, anche grazie anche al supporto delle misure economiche e di inclusione messe in campo dalla Regione Puglia, sono stati 230 i percorsi di autonomia avviati e altri saranno avviati a breve. 

La violenza sulle donne: i dati del fenomeno in Puglia

Nonostante le difficoltà legate all'emergenza sanitaria, in questi mesi la rete antiviolenza, 27 cav con 65 sportelli, 18 case fra prima e seconda accoglienza, non si è mai fermata, garantendo la continuità nell’ascolto, nella presa in carico e nella messa in sicurezza delle donne e dei loro figli. I dati relativi agli accessi nei centri antiviolenza pugliesi nel 2019 (anno in cui si sono registrati complessivamente 2050 accessi) permettono di tracciare un quadro del fenomeno in Puglia. Per il 90% dei casi, le donne sono di nazionalità italiana: di queste il 65% si è rivolto spontaneamente al centro antiviolenza anche se cresce la percentuale in invii fatti dagli altri soggetti della rete antiviolenza. Nel 95% dei casi, la violenza si consuma in famiglia: infatti, nell’86% dei casi gli autori della violenza sono il partner e l’ex partner, nel 9% “parenti”; le donne più “esposte” alla violenza sono le coniugate (42%), seguono le donne nubili (23%) e le donne separate/divorziate (21%). La violenza risulta essera "trasversale" alle fasce di età, ai titoli di studio, alla condizione lavorativa anche se la percentuale più alta viene registrata tra donne che hanno età compresa tra i 30 e i 49 anni (62%). Per quanto riguarda la tipologia di violenze subite, al primo posto c'è quella fisica (49%), seguita da quella psicologica (38%), dallo stalking (6%); anche se la violenza psicologica accompagna tutte le forme di violenza. Il 56% delle donne si era già rivolto ad altri servizi prima di contattate il centro antiviolenza, mentre il 52% delle donne che si sono rivolte ai CAV ha denunciato (6% in più rispetto al 2018). Solo il 2% dei casi ha ritirato la denuncia. Una percentuale così alta di denunce, anche in crescita rispetto all'anno precedente, "evidenzia che le donne si sentono più “pronte” a denunciare quando adeguatamente sostenute, come nel caso dell’accompagnamento fornito dai cav".  I dati permettono anche di indagare il 'lato economico' del fenomeno. La mancanza di lavoro risulta infatti un problema per molte delle donne che subiscono violenza: Il 45% delle donne non ha occupazione mentre il 17,5% delle donne ha un’occupazione precaria. Il dato mette  in evidenza l’importanza delle misure messe in campo dalla regione Puglia per sostenere l’autonomia delle donne, compresa quella abitativa e il reinserimento socio lavorativo: oltre alle specifiche risorse trasferite ai Comuni e ai centri antiviolenza per il sostegno ai percorsi di autonomia, anche abitativa, i servizi sociali dei comuni possono richiedere direttamente l’accesso al reddito di dignità, misura regionale di contrasto alla povertà e all’esclusione,  al fine di sostenere in maniera tempestiva le donne che affrontano il percorso di liberazione dalla violenza. Infine, sono più di 100 le donne, quasi sempre seguite da figli minori, allontanate dalle loro abitazioni a causa della violenza intrafamiliare e inserite nelle case rifugio ad indirizzo segreto.  

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