Dottorandi senza stipendio da due anni: "Mettiamo in mora la Regione"

Circa 200 beneficiari di borse di studio aspettano l'ultima tranche (40%) del finanziamento: "Aspetto circa 14 mila euro - racconta uno di loro -. Non riceviamo risposte da mesi. Vogliamo andare fino in fondo"

Da due anni attendono di ricevere il 40% della borsa di studio per dottorandi dalla Regione e alcuni di loro sono pronti a passare alle vie legali chiedendo la messa in mora dell'Ente attraverso una class action. Sono una decina, al momento, i ricercatori intenzionati ad andare avanti, spinti dalla rabbia e dai tanti sacrifici economici. Il bando risale al 2011 e ha coperto due cicli di dottorato completati entro il 30 settembre 2014. Trecentoquatantasei i beneficiari, di cui circa due terzi starebbero ancora aspettando l'ultima tranche del finanziamento.

Nel frattempo, per molti, i conti sono in rosso tra spese giornaliere, lavorative e anche bancarie, visto che per accedere alla borsa era necessaria una fidejussione: "Sono in attesa di ricevere 14mila euro - racconta Angelo, dottore di ricerca in Archeologia -. Abbiamo dovuto anticipare tutto di tasca nostra dopo averci chiesto mille garanzie. Nel mio caso hanno erogato i contributi solo per gli anni 2011 e il 2012. Per la restante parte si sono accumulati ritardi su ritardi, giustificati con il Patto di Stabilità. Ci avevano promesso che sarebbe stato tutti risolto entro settembre, ma da mesi non riceviamo risposta alle nostre sollecitazioni". La cifra da distribuire ammonterebbe a circa 2 milioni di euro. Da qui la decisione di smuovere le acque con la richiesta di messa in mora che verrà inviata nei prossimi giorni. 

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Intanto, non sono pochi quelli che hanno rinunciato al loro sogno, vivendo alla giornata: "Adesso lavoro in un call center - dice sempre Angelo - e provo un sentimento di amarezza. In un certo senso mi sento rubato dalla mia terra. Questi soldi sono frutto del nostro impegno quotidiano, nonostante, rispetto ai nostri colleghi europei, siamo pagati la metà. Non vi rinunceremo mai, a costo di andare avanti, fino alla Corte di Giustizia europea".

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