Gli astronauti della Stazione Spaziale mangiano pugliese: "Innovazione e gusto anche in orbita"

L'azienda barese Tiberino fornisce pasti speciali e made in Italy ai componenti delle missioni internazionali: "Il futuro? Comprendere come nutrire la spedizione verso Marte"

Patè di pomodori secchi, tarallini e olive da gustare a oltre 400 km in orbita: il cibo e le eccellenze made in Puglia per nutrire e ristorare gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale. A Bari, infatti, si progettano e producono cibi che utilizzati nel corso delle missioni. Un compito fondamentale, poiché una buona alimentazione è sempre più alla base del successo di una spedizione. L'azienda Tiberino, fondata nel 1888, ha saputo innovare e innovarsi conquistando una nicchia d'eccellenza mondiale apprezzata dalle agenzie spaziali internazionali, fin dal 2007, quando grazie anche al caso, è cominciata una collaborazione davvero inaspettata: "Un nostro importatore che lavorava in Florida - spiega Raffaele Tiberino, titolare dell'azienda - conobbe un ingegnere della Nasa. Chiacchierando emerse l'idea di far mangiare agli astronauti prodotti di eccellenza. Da lì abbiamo sviluppato un menu completo che venne apprezzato e portato in orbita nel corso della prima missione di Paolo Nespoli".

Cosa mangiano gli astronauti

Poi, sempre più richieste per i pasti italiani, o meglio pugliesi, prodotti dall'azienda barese, specializzandosi e superando le molteplici criticità nel 'preparare' i pasti nella Iss: non si può, ovviamente, cucinare come a casa e bisogna stare attenti a briciole o liquidi fuori dal controllo del commensale astronauta. Il rischio è di danneggiare i delicatissimi circuiti o le apparecchiature dei vari moduli in orbita: "Per questa ragione - spiega Tiberino - serve un packaging preciso. Il cibo può essere disidratato o liofilizzato. I tarallini, o le mandorle, ad esempio, devono essere monobite, ovvero mangiabili con un semplice morso. Dobbiamo anche considerare i gusti e le abitudini dei singoli componenti, come ad esempio i vegani". Nello spazio, inoltre, cambia la percezione del gusto: "Nei cibi mettiamo meno sale e meno zucchero - aggiunge Tiberino - proprio per bilanciare questa differenza con la Terra". I prodotti sono stati apprezzati dagli altri astronauti italiani in orbita, come Roberto Vittori e Luca Parmitano.

Il futuro: cibo verso Marte

Nell'ultimo periodo, le richieste riguardano anche i cosiddetti bonus food, ovvero gli 'sfizi' che l'astronauta può togliersi a prescindere dai pasti: "In questo caso - afferma Tiberino - è lui stesso a scegliere tra tutte le opzioni che gli vengono offerte. Si tratta di cibo che serve per appagarsi o rilassarsi. Siamo stati i primi a insistere sulla concezione di sviluppare il benessere degli astronauti". Dopo essere arrivati in orbita terrestre, l'obiettivo è quello di andare oltre: "Siamo tra i consulenti - aggiunge Tiberino - delle agenzie spaziali internazionali". Un giorno, forse, i taralli pugliesi potranno essere apprezzati anche sul pianeta rosso.

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