Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

Auto rubate, cannibalizzate ed estorsioni per 'cavalli di ritorno': sgominata banda nel Barese, 4 arresti

I furti contestati si sarebbero verificati nei comuni di Bari, Valenzano, Rutigliano, Capurso, Cellamare, Casamassima, Bitritto, Palagiano (Ta) e Laterza (Ta) tra novembre 2019 e marzo 2020

Quattro persone sono state arrestate dai carabinieri a seguito di un blitz che ha sgominato un'sodalizio criminoso dedito al furto di auto in alcuni casi relative estorsioni per restituire i mezzi sottratti. La base operativa del gruppo era a Cellamare.

Complessivamente sono 6 le ordinanze emesse dal gip del tribunale di Bari su richiesta della locale Procura: 3 riguardano arresti in carcere, 1 ai domiciliari e le altre due, invece, fanno riferimento a obblighi di firma con contestuale obbligo di dimora. Gli indagati, a vario tiolo, dovranno rispondere di associazione per delinquere, furto aggravato, ricettazione, danneggiamento seguito da incendio, estorsione e simulazione di reato.

I furti contestati si sarebbero verificati nei comuni di Bari, Valenzano, Rutigliano, Capurso, Cellamare, Casamassima, Bitritto, Palagiano (Ta) e Laterza (Ta) tra novembre 2019 e marzo 2020. In alcune circostanze i mezzi, dopo essere stati cannibalizzati, venivano bruciati per evitare rilievi da parte della Polizia.

In una circostanza è stata documentata una richiesta di 800 euro al proprietario di un'auto rubata per fargliela ritrovare. I cmponenti della banda, oltre ad utilizzare sofisticati apparati elettronici, adoperavano un classico “punzone”, un oggetto artigianale simile a un cavatappi utilizzato per sfilare il cilindretto d’accensione al fine di sbloccare il volante e raggiungere i sistemi elettrici di accensione del veicolo.

La strategia era quella di parcheggiare regolarmente i mezzi rubati al fine di evitare il controllo delle Forze di Polizia. Tra gli indagati, promotori dell’associazione, vi sono anche marito e moglie. Quest'ultima avrebbe messo a disposizione autovetture a lei intestate con cui i sodali avrebbero monitorato le aree di interesse delle auto da rubare. In una circostanza, credendo che una di queste autovetture fosse stata scoperta come mezzo usato per compiere un colpo, ne denunciò falsamente il furto.

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