Cronaca

Missione Arcobaleno, a 12 anni dagli arresti il processo si conclude con la prescrizione

L'inchiesta riguardava presunte irregolarità nella gestione dell'operazione umanitaria voluta nel 1999 dal governo D'Alema per sostenere i profughi in fuga dal Kosovo. La prima udienza del processo era stata rinviata sette volte in due anni

Prescrizione di tutti i reati e dichiarazione di non luogo a procedere: si chiude così, a 12 anni di distanza dagli arresti, il processo sulle presunte irregolarità nella gestione della Missione Arcobaleno, l'operazione umanitaria avviata dal governo D'Alema nel '99 in Albania per aiutare i profughi in fuga dal Kosovo durante i bombardamenti decisi dalla Nato contro la Serbia.

Il processo, cominciato nel febbraio 2011, non ha mai superato le battute iniziali perché il tempo dispobinile prima della prescrizione era troppo breve per istruire un dibattimento che contava 17 imputati e oltre 100 testimoni. A novembre scorso la Procura, d'accordo con i difensori dei 17 imputati, aveva chiesto ai giudici della seconda sezione un rinvio preliminare ai fini di una declaratoria predibattimentale della prescrizione di tutti i reati, l'ultimo dei quali si è 'estinto' il 28 aprile scorso.

I giudici hanno inoltre dichiarato l'estinzione della misura cautelare a carico dell'albergatore albanese Ramhi Isufi - latitante dal 2000 - per il reato di peculato aggravato  Secondo l'accusa, gli italiani (dipendenti e volontari della Protezione Civile) avrebbero aiutato l'albanese ad impossessarsi di centinaia di quintali di pasta e prodotti alimentari vari destinati ai fuggiaschi. Tra i 17 imputati a processo l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Franco Barberi, all'epoca dei fatti capo dipartimento della Protezione civile. Barberi era accusato di associazione per delinquere assieme al suo segretario Roberto Giarola e ai dipendenti della Protezione Civile. Nei loro confronti si erano costituiti parte civile Palazzo Chigi e il Viminale, che non saranno risarciti.

In aula oggi l'accusa era rappresentata dal procuratore aggiunto Pasquale Drago, che ha ereditato il fascicolo istruito dall'allora pm Michele Emiliano e passato, dopo l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, al pm Marco Dinapoli, che è ora procuratore di Brindisi.

Dal 5 febbraio 2009, data prevista per l'inizio del processo, il collegio dei giudici è cambiato quattro volte e la prima udienza è stata rinviata sette volte in due anni.
 

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