Cronaca

Offesa sessista all'ex consigliera Melini, consulente della difesa indica un altro responsabile: "La scritta è di Lacoppola"

A processo, per l'episodio avvenuto nel 2017, c'è l'ex consigliere Francesco Colella (M5S), ma nel corso dell'udienza odierna la grafologa di parte ha indicato un altro nome, attribuendo la scritta sessista a Vito Lacoppola, oggi assessore, che si difende: "Accuse gravi e infondate"

L'offesa sessista anonima indirizzata a Irma Melini nel corso di una votazione del Consiglio comunale non sarebbe stata scritta dall'ex consigliere Francesco Colella (M5S), per quell'episodio a processo per diffamazione aggravata, ma da un altro consigliere. A sostenerlo, nel corso dell'udienza che si è tenuta questa mattina in Tribunale, è stata la consulente della difesa, la grafologa Rosa Martino, che ha escluso la responsabilità di Colella, attribuendo invece la scritta a Vito Lacoppola (ex consigliere comunale e attualmente assessore), il quale - secondo la grafologa - nel saggio grafico cui i consiglieri erano stati sottoposti dalla consulente della Procura avrebbe “dissimulato la propria scrittura al 99%”.

Il 14 novembre 2017, durante una votazione a scrutinio segreto del Consiglio comunale, qualcuno scrisse su una delle schede 'Irma la tr...'. Oggi in aula hanno testimoniato 21 dei 23 consiglieri comunali presenti a quella votazione, oltre a Colella. Unico assente in udienza Lacoppola, tra i 23 consiglieri presenti quel giorno, che ha ricevuto la raccomandata della convocazione ma non l’ha mai ritirata. 

Dopo la consigliera Melini, costituita parte civile, ha testimoniato la consulente della Procura, Rosa Iannuzzi, che ha confermato l’attribuzione della scritta sessista a Colella “per esclusione” dopo aver sottoposto tutti i consiglieri a “saggio grafico”. Quindi ciascuno dei consiglieri presenti ha testimoniato, riconoscendo e sottoscrivendo la propria scheda. Il processo è stato rinviato al 3 marzo per sentire Lacoppola, e nella stessa udienza sono previste le discussioni finali di accusa e difesa.

Lacoppola si difende: "Accuse gravi e infondate"

"Ho appreso da fonti di stampa di accuse mosse nei miei confronti nel corso del processo a carico dell ex consigliere 5stelle Fancesco Colella per la scritta diffamante nei confronti della ex collega Irma Melini - scrive in una nota Lacoppola -  Udienza a cui, voglio sottolineare, non sono stato convocato.  Oggi quindi, il perito di parte del consigliere, presunto autore della scritta, pare abbia voluto attribuire al sottoscritto le responsabilità individuate a carico del suo cliente a seguito dell'indagine dalla Procura della Repubblica. Nel respingere le gravi accuse, totalmente infondate, e nel ricordare di aver già espletato perizia grafologica nel corso delle indagini della Procura, mi riservo però ogni opportuna iniziativa volta a tutelare il buon nome e la mia reputazione".

Melini: "Confido nella giustizia"

"Oggi sono e siamo stati tutti chiamati a testimoniare sull’accaduto, ripercorrendo tutti i momenti di quel folle e doloroso consiglio comunale di due anni fa - scrive Irma Melini in un post su Fb - Ascoltati uno ad uno i 21 consiglieri, soltanto uno non aveva ricevuto l’avviso di convocazione per oggi, non emerge ancora il colpevole. Anzi...nessuno ha visto cosa scriveva il compagno di banco e c’è chi neanche ricorda chi gli fosse seduto vicino. Nell’imbarazzo di Consiglieri comunali chiamati a deporre in un processo penale, io ho dovuto per prima ripercorrere ancora una volta quella terribile pagina istituzionale barese, ovvero la mia personale pagina su un’offesa, che rimane appunto dolorosa, inspiegabile, vergognosa. La consulenza del Pubblico Ministero all’epoca, oggi confermata, individua come autore Francesco Colella, contro cui si muove questo giudizio, mentre questo pomeriggio la consulenza della difesa ha individuato un’altra ipotesi. Restano agli atti le deposizioni mie, dei miei colleghi presenti, quella di Colella e dei due consulenti. A me resta la Giustizia, quella paziente e tenace, che aspetta che tutti i tasselli vadano al loro posto, che non si affida alla eventuale confessione di chi l’ha già tradita, ma che confida silenziosamente in chi la esercita"

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