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Il centro di via Tenente Casale

Il centro di via Tenente Casale

Psichiatra uccisa nel Centro di salute mentale, l'ex direttrice: "Sede non sicura, andava chiusa"

Nel processo per la morte di Paola Labriola, in cui sono imputati sei funzionari della Asl Bari, la testimonianza della ex responsabile del Csm: "Quella struttura era inadeguata, ne avevamo chiesto la chiusura"

Una "struttura inadeguata", in cui erano stati tagliati fondi e personale, e di cui gli stessi operatori avevano chiesto la chiusura temporanea. Queste erano - secondo la testimonianza dell'ex direttrice, Tina Abbondanza - le condizioni del Centro di Salute mentale di via Tenente Casale, al quartiere Libertà, dove nel settembre 2013 la psichiatra Paola Labriola venne uccisa a coltellate da un paziente.

La dottoressa Abbondanza - alla guida del Csm fino al 2011 - è stata ascoltata oggi come testimone nell'ambito del processo per la morte della psichiatra barese, in cui sono imputati di sei funzionari della Asl di Bari, tra i quali l’ex direttore generale Domenico Colasanto, ai quali viene contestato di non aver garantito la sicurezza nella struttura. Agli imputati il pm Baldo Pisani contesta i reati di morte come conseguenza di altro reato, omissione di atti d’ufficio e induzione indebita a dare o promettere utilità.

L'ex direttrice del Centro ha anche ricordato le numerose segnalazioni e denunce fatte in quegli anni sulla inidoneità della sede. La prossima udienza è fissata per il 15 marzo 2018, con le testimonianze di medici e infermieri che prestavano servizio nello stesso centro.
 

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