Picchiata e costretta a prostituirsi, denuncia e fa arrestare i suoi aguzzini

Attirata in Puglia con la promessa di un lavoro, la donna, una giovane rumena, era stata invece ridotta in schiavitù: privata della carta di identità affinché non fuggisse, viveva con i pochi euro al giorno che i suoi sfruttatori le davano, impossessandosi di tutto ciò che guadagnava. In manette sono finiti due connazionali

Era arrivata in Puglia con la promessa di un lavoro come badante, per mille euro la mese. Ma poi, una volta giunta in Italia dalla Romania, era cominciato il suo incubo: botte, violenze, minacce di ritorsioni sulla figlia, collocata in un orfanotrofio in Romania, per costringerla a prostituirsi. I suoi aguzzini, tre connazionali - una coppia e loro figlio - le avevano anche sottratto la carta di identità, affinché non potesse fuggire. Costretta a prostituirsi a Bari e Taranto, doveva consegnare tutto il denaro guadagnato - circa 400 euro al giorno, con prestazioni pagate 20 euro - ai suoi sfruttatori, che a lei lasciavano solo 5 euro per sopravvivere. 

Nel mese di luglio del 2015, quando i suoi sequestratori avevano deciso di trasferirsi a Gallipoli e volevano costringerla a seguirli in quella località, la donna era fuggita e per 3 giorni, dormendo per strada, si era sottratta alla schiavitù. Ma raggiunta e picchiata, era stata costretta a seguirli a Gallipoli dove veniva indotta a prostituirsi in uno sgabuzzino di un locale commerciale. Per il resto dell’estate, con un bus, doveva recarsi a Taranto, tornando tutte le sere a Gallipoli per lavorare in entrambe le città, fino a settembre, quando tutta la famiglia era tornata a Bari.

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Ad un certo punto, però, la donna è riusciuta a denunciare tutto alla Questura di Taranto: ai poliziotti ha descritto luoghi dove veniva portata e clienti scelti dai suoi procacciatori d’affari, che le fornivano anche profilattici e medicinali anticoncezionali atti a bloccarle il flusso mestruale. La sua denuncia ha fatto partire le indagini, sfociate, pochi giorni fa in un'ordinanza di custodia cautelare in carcere,  nei confronti dei due connazionali aguzzini - Vasile Ursaciuc e Maria Nicoleta Ferari, marito e moglie di 44 e 40 anni - che nel frattempo si erano resi irreperibili, fino a quando, mercoledì sera, sono stati rintracciati e arrestati dal personale del Commissariato di Gallipoli.

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