Cronaca

'Sfrutta Zero', la salsa pugliese diventa solidale: "No alla schiavitù nei campi"

Progetto realizzato da un gruppo di attivisti baresi e salentini. All'iniziativa partecipano studenti, lavoratori e migranti: i prodotti disponibili attraverso canali di mercato alternativi, fuori dalla Grande distribuzione

Oro rosso da gustare e con cui riflettere: agosto in Puglia fa rima con salsa di pomodoro e il mese clou dell'estate coincide con la conserva principe della nostra cucina, da fare in casa con i pomodori raccolti nelle campagne del Tacco d'Italia. Se per le preparazioni domestiche ci si affida spesso a coltivazioni più piccole, per quelle industriali il discorso è differente: i lavoratori nei campi vengono frequentemente sottoposti a condizioni di vita e occupazionali inumane. Sottopagati e costretti a turni massacranti, i braccianti costituiscono purtroppo un anello fondamentale della filiera produttiva, tra costi economici da minimizzare senza badare a quelli umani. A Bari, però, è nato un progetto con l'obiettivo di spezzare una catena fin troppo salda: 'Sfrutta Zero', organizzato dall'associazione Netzanet-Solidaria, mette insieme pugliesi, migranti e rifugiati per produrre salsa di qualità da aziende agricole che non utilizzano braccianti sottopagati o in condizioni lavorative degradanti, con un occhio anche all'ambiente, adoperando, ad esempio, bottiglie riciclate.

L'iniziativa è giunta al terzo anno: "Utilizziamo - racconta Maria, studentessa universitaria tra i referenti di 'Sfrutta Zero'- il crowdfunding per finanziare il progetto, in un ottica di rifiuto di tutto ciò che è sfruttamento. Nel 2014 abbiamo prodotto salsa da 12 quintali di pomodori mentre nel 2015 ne abbiamo adoperati attorno ai 17. Quest'anno, invece, grazie anche alla collaborazione con 'Diritti' a Sud di Nardò, in provincia di Lecce, contiamo di utilizzarne ben 26".  La 'trasformazione' in prelibata salsa avverrà da domani a sabato nella Masseria del Monelli, tra Conversano e Turi. Circa un quindicina le persone impiegate, tra volontari e retribuiti regolarmente: nel gruppo figurano migranti, rifugiati, studenti, lavoratori e attivisti.

Le bottiglie saranno poi vendute attraverso canali totalmente esterni alla Grande Distribuzione classica: "Saranno disponibili per privati - prosegue Maria - gruppi di acquisto solidale, mercatini, ristoranti e tutto ciò che sia sostanzialmente Fuori Mercato. Con questa iniziativa intendiamo ribaltare la narrazione tipica degli ultimi anni, dove il migrante è una specie di capro espiatorio. Vogliamo che l'oro rosso, da simbolo di sopraffazione e caporalato in Puglia e non solo, diventi simbolo di riscatto e speranza di un futuro diverso". E, in effetti, col ricavato degli anni scorsi sono stati finanziate iniziative importanti, come le spese funerarie di Mohammed, il bracciante africano morto in Salento a luglio 2015 per guadagnare due euro l'ora, e l'acquisto di un generatore di corrente donato agli agricoltori stagionali della Capitanata: una piccola ma concreta possibilità per aiutare chi non riesce ad emanciparsi, relegato ai margini di una società inconsapevole e troppo spesso disinteressata alle vittime di un sistema spietato.

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