Cronaca

Smentita Libergolis, l’avv. Ripoli: “Nessun contatto con gli Strisciuglio e nessuna minaccia a Laudati”

Armando Libergolis, tramite il suo legale, l'avvocato Luca Ripoli, smentisce la notizia di presunti contatti con il clan barese per colpire il procuratore capo di Bari. Libergolis "nega, altresì, l'esistenza di una consorteria criminale che porti il nome della sua famiglia"

Nessun contatto con il clan barese degli Strisciuglio, né alcun tentativo di minaccia nei confronti nel procuratore capo di Bari Antonio Laudati. Armando Libergolis, per tramite del suo legale, l'avvocato Luca Ripoli, smentisce la notizia pubblicata su Baritoday lo scorso 5 marzo.

Attraverso una lettera inviata dall'avvocato Ripoli alla nostra redazione, Libergolis smentisce il contenuto dell'articolo e nega l'esistenza di una consorteria criminale che porti il nome della sua famiglia.

"Il signor Armando Libergolis, mio tramite, - scrive l'avvocato Ripoli - contesta in modo fermo e reciso il contenuto dell’articolo in questione" ."La riconducibilità alla famiglia Libergolis di tale presunta lettera minatoria è affermazione destituita di ogni fondamento, così come i contatti con il ritenuto clan Strisciuglio".

"All’uopo, il signor Libergolis intende informarVi di essere detenuto, unitamente ai suoi germani Franco e Matteo Libergolis, ininterrottamente dal 2004 ad oggi. Giova sul punto rilevare che i suddetti da qualche anno sono addirittura detenuti in regime detentivo speciale ex art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario, che prevede, come noto, una limitazione dei diritti fondamentali costituzionalmente garantiti, primo fra tutti il diritto alla libertà e segretezza della corrispondenza. È dunque impossibile che qualche componente della famiglia Libergolis possa aver indirizzato una lettera minatoria al procuratore capo di Bari".

"Il mio assistito - continua la lettera - nega, altresì, l’esistenza di una consorteria criminale che porti il nome della sua famiglia, nonché la presenza di una presunta costola di essa riferibile direttamente o indirettamente ai Libergolis".

"Da ultimo, esprime il suo forte rammarico e la sua intima costernazione per la sistematica e indiscriminata attribuzione alla sua famiglia di ogni episodio cruento che si verifica nel territorio garganico. La indubbia risonanza mediatica del nome “Libergolis” - conclude - non può e non deve legittimare tale pratica".

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