menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

L'omicidio Andolfi a Carrassi e lo scontro tra i clan Anemolo e Capriati: blitz antimafia a Bari, 11 arresti

L'operazione 'Alta tensione' ha permesso di ricostruire il contesto dell'uccisione del 33enne avvenuta nel gennaio 2018 e le successive tensioni tra i due gruppi coinvolti, con scorrerie armate e tentativi di eliminazione reciproca. In carcere presunti mandanti ed esecutori


Il passaggio dal clan Anemolo ai Capriati, con le conseguenti tensioni tra i due gruppi criminali e la pretesa della vittima di gestire attività illecite per conto del nuovo sodalizio di appartenenza, in un quartiere, Carrassi, sotto il controllo criminale degli Anemolo. Sarebbe questo il contesto in cui, nel gennaio 2018, si consuma l'omicidio di Fabiano Andolfi. A ricostruire lo scenario criminale in cui matura il delitto, e le conseguenti fibrillazioni tra i due clan coinvolti, sono stati i carabinieri del comando provinciale di Bari, coordinati dalla Direzione distrettuale antimagia di Bari.

Stamattina, circa 50 militari del Comando Provinciale di Bari, nel'ambito dell'operazione denominata Alta Tensione, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di omicidio, tentato omicidio, detenzione di armi clandestine, rapina, evasione e calunnia, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Le indagini, affidate ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari, hanno reso possibile accertare gravi indizi a carico di sei soggetti, ritenuti mandanti ed esecutori dell'omicidio di Fabiano Andolfi, avvenuto nel quartiere Carrassi di Bari il 14 gennaio 2018 e documentato il pesante clima di tensione creatosi nei mesi successivi, con scorrerie armate e tentativi di eliminazione reciproca dei membri dei due sodalizi coinvolti. 

>>> I NOMI DEGLI ARRESTATI <<

Secondo le investigazioni, Vincenzo Anemolo, ritenuto a capo dell’omonimo clan, e Francesco Cascella, ritenuto affiliato al clan Palermiti, sarebbero stati i mandanti, mentre Filippo Cucumazzo, Domenico Giannini, Donato Maurizio Di Cosmo e Giovanni De Benedictis sarebbero stati gli esecutori materiali.

Il movente, hanno ricostruito gli investigatori, risiede nello scontro sorto tra il clan Anemolo (egemone nel quartiere Carrassi e Poggiofranco di Bari, in “comparanza” con i Palermiti) e il clan Capriati, a seguito del passaggio della vittima (già appartenente agli Anemolo) a quest’ultimo clan e alla sua pretesa di gestire attività illecite nella porzione di territorio sotto il controllo criminale degli Anemolo. In tale contesto si inquadra l’antefatto, allorquando, qualche giorno prima della sua morte, all’interno di un locale nel quartiere Carrassi, Andolfi avrebbe pubblicamente offeso Vincenzo Anemolo.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Nei giorni successivi all’omicidio si venne a creare un clima di tensione nel quartiere, che sfociava in una serie di scorrerie armate e di tentativi di eliminazione reciproca dei membri dei due sodalizi coinvolti. La pericolosa situazione rendeva necessari numerosi interventi da parte degli uomini dell’Arma, tradottisi nell’arresto, il 10 febbraio 2018, di Roberto Mele, fratellastro della vittima, trovato in possesso di una pistola cal. 9 con matricola abrasa, completa di 13 colpi.

Smorzati i progetti vendicativi di Mele, dopo circa tre mesi sarebbero nate nuove e diverse fibrillazioni all’interno del clan Anemolo. Come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, nel mese di giugno, Vincenzo Anemolo avrebbe ordinato l’omicidio di Filippo Cucumazzo, per scongiurare il rischio che quest’ultimo decidesse di collaborare con la giustizia, perché “sapeva troppe cose e parlava troppo”. Ed infatti, nel giugno 2018, due colpi furono esplosi, fortunatamente senza conseguenze, all'indirizzo del Cucumazzo: secondo gli investigatori a sparare furono Caputo e De Benedictis, poi arrestati da militari del Nucleo Radiomobile di Bari, perché, durante una delle citate scorribande in armi, erano stati trovati in possesso di una pistola cal. 7,65 con matricola abrasa, completa di 5 cartucce, di un giubbotto antiproiettile, guanti in lattice e passamontagna. L’arresto dei due non avrebbe però fermato le intenzioni di Cucumazzo, che avrebbe continuano ad aggirarsi armato nel quartiere Carrassi, commettendo anche due rapine ai danni di un circolo privato posto sotto il controllo degli Anemolo. Come reazione, Anemolo avrebbe ordinato addirittura l’acquisto, presso un trafficante di armi, di ordigni esplosivi azionabili a distanza e di fucili mitragliatori. Anche in questo caso, la tensione veniva smorzata dall’intervento dei Carabinieri che arrestavano, nel mese di luglio, Cucumazzo, sorpreso a bordo di uno scooter, armato con una pistola cal. 6,35 rubata.
 

*Ultimo aggiornamento ore 12.40

(Foto - Il luogo dell'omicidio Andolfi)

Allegati

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Emiliano contro il coprifuoco alle 22: "Non ha senso e penalizza il turismo". Sulla scuola "il problema è per i mezzi di trasporto"

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

BariToday è in caricamento