Cronaca

Maxi truffa sui fondi pubblici per costruire hotel, a processo i Degennaro

Gli imprenditori rinviati a giudizio insieme ad altre 12 persone. Secondo l'accusa avrebbero incassato indebitamente 23 milioni di euro di finanziamenti pubblici per la realizzazione di nuove strutture alberghiere

Sono stati rinviati a giudizio con l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato gli imprenditori Giulio Daniele, Carmine, Gaetano Pasquale, Vito Michele, Giovanni e Gerardo Degennaro. Insieme ad altre 12 persone, i costruttori saranno sottoposti a processo a partire dal prossimo 9 aprile dinanzi al giudice monocratico Anna Perrelli.

Secondo l'accusa i costruttori avrebbero percepito finanziamenti pubblici per complessivi 23 milioni di euro per costruire nuove strutture alberghiere e ristrutturarne altre,  ma i fondi sarebbero stati incassati in maniera illecita perchè le società beneficiarie (di cui i Degennaro erano amministratori) erano in realtà prive dei requisiti richiesti per legge (attestati falsamente nelle richieste di accesso ai fondi). Le altre 12 persone , imputati per gli stessi reati, sono i legali rappresentanti di quattro società. Il giudice ha inoltre dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione relativamente a tre episodi di falso risalenti agli anni 2001-2004.

In particolare l'indagine, avviata nel 2008, avrebbe accertato l'illecito finanziamento pubblico concesso ai sensi della legge 488/1992 nei confronti di quattro società baresi, riconducibili al gruppo Degennaro, per la realizzazione di nuove strutture turistico-alberghiero, industriali e per la ristrutturazione di un centro medico-sportivo, nelle province di Bari, Taranto e Barletta Andria Trani.

I finanziamenti, secondo le indagini della Guardia di Finanza, coordinate dal pm della Procura di Bari Isabella Ginefra, sarebbero stati ottenuti presentando documentazione ideologicamente falsa attestante la disponibilità dei suoli e il rispetto dei vincoli edilizi, urbanistici e di destinazione d'uso, sui quali realizzare gli investimenti produttivi cofinanziati dallo Stato. L'inchiesta, nel gennaio 2012, ha portato al sequestro preventivo di beni per 12 milioni di euro, corrispondenti ai finanziamenti già erogati in favore delle società del gruppo.

Nel corso dell'udienza in cui è stato deciso il rinvio a giudizio il giudice ha inoltre dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione relativamente a tre episodi di falso risalenti agli anni 2001-2004.

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