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Domenica, 22 Maggio 2022
Economia

Trentanove vertenze e 3mila posti a rischio nell'area metropolitana di Bari, sindacati in piazza: "Serve un patto sociale per il lavoro"

In piazza Libertà l'iniziativa di Cgil, Cisl e Uil per richiamare l'attenzione sulla crisi occupazionale che sta attraversando il territorio barese, tra annunci di esuberi e licenziamenti. L'appello alle istituzioni: "La transizione va governata"

Dai 700 esuberi in cinque annunciati dalla Bosch, ai 78 licenziamenti della Brsi, dai 150 lavoratori a rischio della Ex Osram-Baritech agli 88 dell'Hotel Palace. Sono solo alcune delle vertenze che interessano il tessuto economico della città di Bari, sempre più segnato - in particolare nella zona industriale, ma non solo - da crisi e notizie di esuberi e licenziamenti.

Una situazione che ha spinto i sindacati, Cgil, Cisl e Uil a ritrovarsi questa mattina in piazza della Libertà a Bari, in una sorta di 'manifestazione - conferenza stampa' per lanciare l'allarme sulla crisi occupazionale e del lavoro a Bari.

Trentanove - hanno evidenziato i sindacati - sono le 39 vertenze già aperte nell'area metropolitana di Bari, nonostante la Puglia registri un aumento del pil del 6,4%,  con 50 mila disoccupati e altri tremila posti di lavoro. "Qualcosa non torna, se all'aumento della produttività corrisponde un calo dell'occupazione, un aumento dei contratti precari, della cassa integrazione e del lavoro nero", hanno evidenziato i rappresentanti delle segreterie provinciali e regionali di Cgil, Cisl e Uil. Insieme a loro, i lavoratori delle aziende che in queste settimane hanno annunciato tagli ed esuberi.

"Abbiamo scelto di fare una conferenza stampa in piazza perché deve essere visibile il disagio che i lavoratori stanno vivendo in questo momento - ha spiegato il segretario generale di Uil Puglia Franco Busto - ma anche per denunciare in maniera precisa alcune assenze. Non si può continuare a guardare alle singole vertenze come se fosse il problema di quei singoli lavoratori o categoria, oggi abbiamo provato a dare un segnale a tutti per dire che da soli non si va da nessuna parte. C'è di governare la transizione, altrimenti tra qualche anno ci ritroveremo con tutti i lavoratori fuori", ha detto ancora Busto riferendosi, in particolare, alla situazione della zona industriale di Bari, che rischia di essere travolta dai cambiamenti nel settore dell'automotive.

"Non abbiamo più voglia di subire i numeri drammatici sulla perdita dei posti di lavoro - ha detto Gigia Bucci, segretaria generale Cgil Bari - Vogliamo lanciare un nuovo protagonismo su questo territorio e un patto sociale per il lavoro. Pensiamo che Bari abbia tutte le carte in regola per governare questo processo di transizione, cercando di fissare condizioni certe rispetto all'equità sociale e alla giusta distribuzione delle opportunità. Le transizioni invece oggi stano solo determinando esuberi, perdita di posti di lavoro". 

"Abbiamo bisogno di capire come verranno gestite le risorse del Pnrr - ha aggiunto Giuseppe Boccuzzi, segretario Cisl Bari - , affinché si incanalino verso investimenti duraturi, efficaci e strategici che possano dare più occupazione". 

"L’iniziativa di oggi - hanno evidenziato i tre rappresentanti sindacali - è solo l’inizio di una grande mobilitazione per difendere il lavoro in un territorio che sta macinando licenziamenti ed esuberi in maniera drammatica. Purtroppo la provincia di Bari segue una tendenza terribile che accomuna tutta la Puglia, che solo nelle ultime settimane ha generato migliaia di possibili posti di lavoro persi. Non possiamo più tollerare questo atteggiamento da parte di aziende che spesso percepiscono fondi pubblici, non siamo più disponibili a inutili viaggi della speranza al Ministero dello Sviluppo, non possiamo più accettare l’immobilismo della politica davanti a questo fenomeno che sta togliendo il futuro a tante famiglie".
 

(Foto Cgil Puglia)

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