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Trivelle, sì della Corte Costituzionale al referendum

La decisione della Consulta, che ha dichiarato ammissibile il quesito relativo alla durata delle autorizzazioni già rilasciate. Emiliano: "Finalmente potremo discutere del destino energetico del nostro Paese"

La Consulta dice sì al referendum sulle trivelle. La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il quesito relativo alla durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate. 

Il quesito, che aveva già ottenuto il via libera della Cassazione, è stato proposto da nove Consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise), ed è uno dei sei quesiti referendari formulati originariamente. Inizialmente, tutti i quesiti erano stati accolti dall'Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione. Poi, alla luce di nuove norme sulla materia inserite dal governo nella legge di Stabilità, la Cassazione aveva dovuto nuovamente valutare i referendum, salvandone soltanto uno, il sesto: il quesito riguarda nello specifico la norma che prevede che i permessi e le concessioni già rilasciati abbiano la «durata della vita utile del giacimento». Oggi è arrivata anche la decisione della Corte Costituzionale, che ugualmente valutato come ammissibile solo questo referendum, per l'abrogazione della norma.

Una vittoria dunque per le Regioni, compresa la Puglia, che avevano fatto fronte comune promuovendo i referendum 'anti-trivelle'. Inizialmente le Regioni promotrici erano dieci, ma nei giorni scorsi l'Abruzzo si è sfilato, abbandonando la campagna per il referendum. Ora resta tuttavia da vedere se il referendum effettivamente si farà, o se il governo sceglierà un nuovo intervento normativo per rendere non necessaria la consultazione.

Soddisfazione per la decisione della Consulta è stata espressa intanto dal presidente della Regione Puglia Emiliano. "Si tratta di un referendum eminentemente politico - ha dichiarato il governatore - che tende a spingere il Governo a elaborare una politica energetica e a dire se in questa politica energetica debbano o meno avere un ruolo le ricerche di idrocarburi e, in particolare, l’eventuale sfruttamento dei pozzi ritrovati, cosa che il governo ancora non ha fatto. Nel frattempo, in attesa di questa risposta, le Regioni hanno chiesto al popolo italiano di decidere se ritengono che la ricerca di idrocarburi e l’eventuale sfruttamento dei pozzi sia necessario all’economia italiana". "Abbiamo l’occasione - ha proseguito Emiliano - di fare una bella discussione, finalmente, sulle cose veramente importanti, sino ad ottobre quando si svolgerà il referendum, per capire qual è il destino energetico del nostro Paese. Mi auguro dunque che la paura della coincidenza di questo referendum con quello sulle riforme costituzionali non stronchi questa discussione. Certo, il Governo può fare un’altra norma "uccidi-referendum" e mi auguro, a questo punto, che la eviti, perché la campagna referendaria partirà oggi stesso e bisogna evitare che gli italiani pensino che di queste cose non si può discutere nel nostro Paese". Rispondendo poi alle domande dei giornalisti sul dibattito interno al PD, Emiliano ha aggiunto: "Quando il popolo irrompe sulla scena della democrazia, chi è iscritto al Partito Democratico deve essere contento per definizione".

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