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Ciclabile incompiuta sul Lungomare e altre malmesse. Ciclisti urbani: "Solo proclami, Open Space è un miraggio"

Il comitato Cub e la Consulta della mobilità Sostenibile criticano il Comune per la mancanza di concretezza e l'assessore Galasso che su BariToday ha spiegato i ritardi nella realizzazione delle opere

“La tutela e il benessere di cittadini e ambiente rappresentano il primo obbligo delle amministrazioni e non possono essere oggetto di trascuratezza”. È la frase che caratterizza il documento col quale il comitato Cub, Ciclisti urbani di Bari e Consulta della mobilità Sostenibile e della moderazione del traffico del capoluogo critica il Comune per la mancanza di concretezza nella realizzazione di percorsi che favoriscano la circolazione in bicicletta in città. Una risposta anche alle parole d Giuseppe Galasso, assessore ai Lavori pubblici che sulle pagine di BariToday ha spiegato martedì 2 marzo il motivo dei ritardi nella realizzazione di Open Space, il programma dell’amministrazione che contempla tra le altre cose la creazione di piste ciclabili leggere sul Lungomare, come accaduto in corso Vittorio Emanuele. “L’emergenza Covid – scrive il gruppo - avrebbe dovuto rappresentare un motivo in più per accelerare nel processo per la conversione della mobilità della nostra città in un modello più sostenibile. Pensiamo ai mezzi di trasporto pubblici: quanto sarebbe utile evitare affollamenti, incentivando l’uso della bici per raggiungere il proprio ufficio o la propria scuola o facoltà? Francamente non si comprendono le cause ostative che comportano questo atteggiamento da ‘muro di gomma’ da parte degli assessorati e del sindaco Antonio Decaro”.

Oggetto di critiche è “la scarsa manutenzione delle piste ciclabili esistenti”, a cominciare da quella di viale Unità d’Italia, e i dati del rapporto Covid Lanes di Legambiente che classifica Bari al 14esimo posto su 21 città per aver realizzato solo 3 chilometri e mezzo di piste ciclabili light su 57 chilometri preventivati nel progetto Open Space e nel Bari Biciplan. Galasso ha spiegato come i progetti, tra i quali il completamento della pedonale a San Cataldo, la realizzazione di quella tra via Manzoni e piazza Risorgimento, e l’ambiziosa ciclabile del Lungomare monumentale dal Teatro Margherita fino a Torre Quetta, rimangano punti di riferimento programmatici dell’amministrazione, ma che per ora mancano accordi quadro e risorse (servirebbero all’incirca 700 mila euro)   “Se mancano i soldi – incalza Giuseppe Morelli, tra i partecipanti alla Consulta, definita polemicamente dell’(im)mobilità - non si presentano progetti bellissimi senza una tempistica certa. Certi annunci sembrano servire solo a creare illusioni per qualcosa che chissà quando realizzerai. Se non ci sono le risorse è inutile presentare i progetti, si fa più bella figura, perché non ha senso creare aspettative ed entusiasmo, quando abbiamo individuato 50 punti della ciclabile di viale Unità d’Italia dove è necessario intervenire con la manutenzione. Questi segnali – conclude -, come la chiusura della Velo Stazione, sono bruttissimi”.

Morelli e gli altri componenti lamentano il fatto che in altre città metropolitane, anche più grandi di Bari, si starebbe invece andando avanti con la realizzazione delle piste ciclabili leggere, previste all’interno della legislazione emergenziale Covid, proprio per favorire la mobilità con biciclette e monopattini“Non sono i proclami che ci avvicineranno alle moderne e sostenibili città del Nord Europa – scrive ancora il comitato nel documento -, ma i fatti. Concreti e quanto più possibile condivisi con la comunità che si amministra. In questi mesi di scuse maldestre e di lunghi silenzi, abbiamo visto la nostra città continuare nel suo processo evolutivo in altre aree di intervento; a dimostrazione che non è da ricercare nel riacutizzarsi della pandemia la causa del perenne rinvio. La nostra conclusione è amara, ma al tempo stesso ribadiamo la nostra assoluta volontà propositiva: rimaniamo a piena disposizione degli assessori Galasso e Petruzzelli e del sindaco Decaro per riprendere quanto prima il discorso sulla Consulta della Mobilità, ponendo fine a questa fase di irrigidimento immotivato”.

(foto di repertorio)

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