Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Inchiesta sulla psichiatra uccisa, sospeso il dg della Asl Colasanto

Il manager è indagato con l'accusa di aver indotto tre funzionari a falsificare documenti sulla sicurezza nei Centri di salute mentale. La decisione annunciata dal presidente della Regione Vendola, che ha sospeso il dg dall'incarico per 60 giorni

Dopo l'avviso di garanzia nell'ambito delle indagini sull'omicidio della dottoressa Paola Labriola, per il direttore generale della Asl di Bari Domenico Colasanto scatta la sospensione. La decisione è stata annunciata ieri dal presidente della Regione Nichi Vendola, che ha sospeso il manager per 60 giorni. Vendola ha adottato il provvedimento dopo che Colasanto aveva ''ritenuto doveroso'' rimettere nelle sue mani il mandato di direttore generale ''visto il clamore - si legge in una nota della Regione - sorto sulla vicenda relativa all'avviso di garanzia notificatogli nella giornata di ieri'' e ''pur comunicando la sua totale estraneità ai fatti''. Vendola, si aggiunge nella nota, ha sospeso Colasanto ''al fine di consentire che l'accertamento dei fatti, in questa delicata fase processuale, sia compiuto con la massima serenità''.

LE ACCUSE -  Secondo la Procura, Colasanto avrebbe indotto tre funzionari della Asl di Bari a falsificare degli atti relativi alla situazione di sicurezza nei centri di salute mentale. Il dg risulta indagato per concussione per induzione nei confronti dei tre funzionari Alberto Gallo, Pasquale Bianco e Baldassarre Lucarelli, indagati gli ultimi due anche per falso per aver materialmente falsificato i cosiddetti dvr, i documenti di valutazione dei rischi dei centri di salute mentale della Asl.

LA REPLICA DEL DG - "Sono fiducioso nel lavoro dei giudici. Quando potrò dimostrare la mia posizione con i testimoni e gli atti, emergerà che non potevo commissionare un falso".  Il manager della Asl respinge le accuse e rimanda tutto all'analisi dei documenti: "Dalle date sugli atti - continua Colasanto nelle dichiarazioni rilasciate all'Ansa - emergerà che non potevo aver indotto qualcuno a falsificare quel documento".

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