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L'omicidio in via Petrelli insanguina ancora una volta il Libertà, don Francesco Preite: "Violenza continua. Non possiamo restare inermi"

Il parroco del Redentore: "Da una parte si racconta la vita, dall'altra il suono cupo e muto della morte. E' normale questo? I ragazzi come devono crescere in un contesto così violento e mortifero?"

"Questa violenza continua e questo sangue nella comunità del Libertà non fa bene e" soprattutto "non è normale educare i ragazzi al bene senza riuscirli a proteggere da episodi così violenti": è l'amara constatazione di don Francesco Preite, parroco della chiesa salesiani Redentore, dopo l'omicidio di Santino Xhyra, 27enne ucciso ieri pomeriggio in via Petrelli, nel cuore del quartiere, per il quale ha confessato un 39enne.

Un delitto avvenuto a poche centinaia di metri dall'Oratorio Salesiani. Don Francesco descrive la scena che ha potuto notare mentre ieri pomeriggio di recava al Redentore: "Ho visto via Petrelli bloccata da una macchina della Polizia di Stato - scrive su Facebook -. Sorpreso sono andato a vedere cosa fosse successo. Mentre mi recavo con tanta preoccupazione, vedevo attorno a me persone, voltare le spalle e andare subito a casa, chiudere velocemente portoni ed abbassare saracinesche. Allora la preoccupazione si fa certezza. Accelero il passo. In via Petrelli vedo operatori della Polizia Scientifica segnare la scena del crimine. Sbalordito, rimango colpito da un minore che gioca con il suo telefonino sul balcone sopra l’androne del palazzo nel quale è stato ritrovato morto un ragazzo albanese di 28 anni, ucciso con tre proiettili".

"Più tardi - prosegue - leggo sulle Agenzie di Stampa che sono stati i medici del Policlinico ad avvisare la Polizia della sparatoria avvenuta, dopo aver tentato invano di rianimare il ragazzo albanese. Apprendo ancora che non si tratterebbe di un fatto riconducibile alla criminalità organizzata. Ancora una volta, nessuno ha visto e sentito nulla. Assurdo!"

"Da una parte si racconta la vita commenta con amarezza don Francesco -, dall'altra il suono cupo e muto della morte. E' normale questo? I ragazzi come devono crescere in un contesto così violento e mortifero? Quando comprenderemo che il prendersi cura, l'educare riguarda tutti? Prendersi cura specialmente del più piccolo, educare è un compito di tutta la comunità: di chi vede e parla, di chi sente e denuncia, di chi educa ed opera, di chi crede in una società più giusta e lotta. La violenza non può essere tollerata, mai! Non si può restare inermi, nemmeno in tempo di pandemia. Ognuno faccia la sua parte, anche chi ha l'opportunità per rafforzare la prevenzione educativa nel quartiere Libertà di Bari, il più giovanile della Città di Bari" conclude don Francesco.

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