rotate-mobile
Giovedì, 2 Dicembre 2021
Attualità

Il comitato Priorità alla Scuola annuncia sciopero della Dad da 0 a 10 anni: "È incompatibile col lavoro da casa"

La manifestazione nazionale, come spiega Anna Scarangella, è prevista il 26 marzo, nel frattempo gli attivisti scrivono al sindaco di Bari e presidente Anci Decaro per arrivare al governo: "In zona rossa si può fare lezione in classe"

“Signor presidente, l’apertura delle scuole per le fasce di età dei più piccoli è fondamentale”.

Il comitato Priorità alla scuola scrive una lettera aperta al sindaco di Bari nonché presidente Anci nazionale, Antonio Decaro, per chiedere di aderire alle posizioni espresse da Matteo Biffoni, sindaco di Prato e presidente Anci Toscana che, a sua volta, ha scritto al presidente del Consiglio Mario Draghi per sottolineare l’importanza della scuola in presenza per i bambini da 0 a 10 anni. Un’iniziativa che sarà seguita dallo sciopero nazionale indetto per il 26 marzo che invita le famiglie a far astenere i figlio dalle lezioni a distanza (Dad). Un’iniziativa che accompagna anche il ricorso al Tar del Lazio contro la chiusura delle scuole in zona rossa. Anna Scarangella è mamma di tre figli ed è tra gli attivisti del Comitato che si batte per una scuola in presenza, il diritto alla salute e all’istruzione.

Siete per la riapertura delle scuole almeno per le fasce di età dei più piccoli, perché dal punto di vista sanitario ritenete che non sia un problema a aprirle?

“L'apertura delle scuole è sempre stata garantita anche nelle zone rosse con il precedente governo. I motivi a supporto di questa decisione sussistono a tutt'oggi e lo dicono i dati scientifici. Statisticamente bambini nella fascia di scuola Infanzia-primaria (0-10) non risultano colpiti in maniera tale da giustificare la chiusura indistinta di tutti gli istituti scolastici. Qualora si siano presentati casi nelle scuole, si è ricorsi prontamente alla quarantena fiduciaria del nucleo didattico direttamente coinvolto. I bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze sono distanziati e con mascherina sebbene ci sia una sentenza del Tar del Lazio che abbia rimosso quest'ultimo obbligo anche in virtù di danni respiratori ai bambini. Al contrario in molti casi, i genitori che non fanno smart working sono obbligati a portare con sé i figli in contesti promiscui. Viene dunque a mancare la sicurezza che invece è garantita in ambiente scolastico. Alta è anche la percentuale di famiglie in totale difficoltà socioeconomica che portano i figli a casa di compagni di classe per garantire loro un collegamento con la classe e fare lezione. Li togliamo dalle aule e li distribuiamo tra le case.

Al di là di come si sarebbe dovuta organizzare la scuola, data la situazione, in che modo suggerite debbano riaprirsi le scuole?

“L'impatto della decisione di far studiare i bambini da casa come misura preventiva è estremamente preoccupante per molti aspetti. Il benessere psicologico non esiste più, le famiglie vivono nell'ansia di non sapere come fare a destreggiarsi tra Dad e lavoro. Questa scelta ricade quasi esclusivamente sulle madri che rinunciano al lavoro per stare a casa. Chi non può permettersi di lasciare il lavoro, lascia i figli a casa da soli. Decaro e tutti i sindaci d'Italia devono rendersi conto che le città sono piene di minori incustoditi nelle abitazioni di medici, infermieri, liberi professionisti, commessi e chiunque non possa fare smart working. Su chi ricade la colpa se dovesse succedere qualcosa a questi bambini? Non esistono politiche di welfare familiare. I bonus e i congedi non sono ancora attivabili. Nel frattempo i lavoratori scalano permessi e ferie dai propri contratti in maniera assolutamente ingiusta”.

Perché ritenete utile interessare della vicenda Decaro?

Dopo un anno di pandemia ci hanno riportato in zona rossa con un terzo dei ricoveri rispetto all'anno scorso. Come si può parlare ancora di prevenzione dopo un anno in cui le criticità si conoscono alla perfezione? È notizia degli ultimi giorni quella del trasporto dei pazienti nell'ospedale della Fiera? Ma quei posti con 17 milioni di euro non dovevano aggiungersi? Perché vanno in sostituzione? Le famiglie più fragili sono fuori dalla società. Gli emarginati non li considera nessuno e le mancanze nei trasporti e nella sanità vengono sfogate sulle scuole”.

Quali sono le difficoltà maggiori ad avere i figli a casa?

“Il peso e le responsabilità sono state scaricate totalmente sulle famiglie. Io ho tre figli tra i 5 e i 9 anni. Siamo due liberi professionisti che per seguire loro siamo costretti a limitare il nostro lavoro. Noi non abbiamo diritto a congedi, maternità, ferie, malattie. Noi se non lavoriamo, non fatturiamo. I bambini sono in Dad e siamo con 5 dispositivi connessi in contemporanea. Si, perché anche la piccola di 5 anni deve fare Didattica digitale Integrata. A 5 anni deve stare davanti ad un pc ad ascoltare la voce della sua maestra tre volte a settimana perché seppure non sia scuola dell'obbligo, le scuole devono garantirla.

Cos’altro?

“La Dad e lo smart working non sono compatibili. Perché smart working è lavoro a tutti gli effetti, ci sono call mentre la bambina ti chiede la merenda, ci sono Skype mentre la connessione di tuo figlio cade, ci sono zoom e telefonate mentre l'altro tuo figlio piange perché il video condiviso dalla maestra non si vede e lui non è riuscito a scrivere. Ci sono videoconferenze mentre la piccolina canta e rovescia i bicchieri della cucina. L'emergenza è sociale perché le istituzioni non tutelano i lavoratori e soprattutto le lavoratrici”.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il comitato Priorità alla Scuola annuncia sciopero della Dad da 0 a 10 anni: "È incompatibile col lavoro da casa"

BariToday è in caricamento